mercoledì 23 dicembre 2009

E così, anche quest'anno, arriva.
Non me ne accorgo, quasi.  La città è tutta una luce, ricolma di addobbi, insegne luminose, gente che va e che viene, pacchetti, nastri dorati, sacchettini., palline colorate...
Fuori può anche essere Natale, ma dentro il mio cuore, lo è?
Solo ora mi accorgo che anch'io ho addobbato la casa, ormai da quindici giorni; ho messo fuori tutte quelle cose che la soffitta conteneva... Ma se ho la presunzione di abitare il mio cuore, allora, mi chiedo:  lì, sta arrivando il Natale? Ho l'impressione che non sia proprio così scontato. Questo cuore cavernoso, bucato come un colabrodo, cavo come una grotta... una grotta...  come quella di Betlemme ? ! ? ...
Poi, mi arrabbio pure, quando guardo gli altri e scopro atteggiamenti incoerenti, quando, sotto sotto, io sono peggio.  Non occorre uno specchio, oggi. Mi guardo dentro e vorrei tanto accendere una piccola luce. Può una luce essere piccola? Per quanto fioca e piccola sia, è inevitabile che porti chiarezza, luce, e anche gioia.

Un paio di anni fa sono stata a Parigi, qualche giorno.
Preso un sacco di metropolitane, camminato tantissimo ma mai abbastanza. visitando luoghi e  compiendo, a fatica, il ruolo di  turista.  Quando in una delle infinite sale del Louvre, sono stata davanti al quadro di S. Giovanni, di Leonardo, sono rimasta folgorata., più che non davanti alla Gioconda. Enigmatico, più di essa.
Ecco, intenso. Fosse oggi e dovessi assegnarlo io, vincerebbe il premio Pulitzer per la fotografia, per realtà di impatto emotivo. Per questi due giorni, anzi, giorno e mezzo, penso a te, Giovanni. A quel quadro e a quello che rappresenta. Provando, cercando di abitare il mio cuore.
E non so perchè, o probabilmente lo so, ieri ho spontaneamente espresso un desiderio, questa volta irrealizzabile: c'era un bimbo di qualche settimana, in mezzo a un frastuono indicibile di persone che mangiavano, si salutavano, ridevano, bimbi che correvano e giocavano rumorosamente. Lui, invece. era lì, nel suo seggiolino "ovetto", e dormiva, placidamente dormiva. Il suo visino era così lieto, sereno, roseo... E io li'... a desiderare di essere lui...  A volte lo sforzo di "essere" bambini dentro è più faticoso del lasciarsi vivere e basta. Non è così semplice...  Aiutami. Signore, ad avvicinarmi a quel bimbo; ad avere la capacità di "guardare oltre" l'affano delle cose, degli impegni, delle relazioni.  Chissà che possa, questo Natale, essere un po' meno malinconico del solito... un po' meno frettoloso... un po' meno  superficiale.




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