venerdì 29 gennaio 2010

Ruolo.

Ho chiuso gli occhi su una giornata un po' pesante,  ieri sera, piena di pensieri e vuota di rasserenanze... Quando, stamattina, la sveglia è suonata, è stato un risveglio  traumatizzante: di spalle al comodino, per spegnere sapidamente quell' orribile suono insopportabile,  mi sono girata di soprassalto facendo cadere la sveglia che, malgrado l'impatto, continuò a digrignare "Alzati,alzati,.alzati...". Ho avuto un "delicato" pensiero verso i  miei vicini sottostanti  che, umanamente, avranno a me dedicato altri tipi di pensieri, uno per l'orario e due per il casino.
Poi, il freddo. Fa ancora freddo, di mattina, in bici. Il mio ginocchio destro lancia strani silenziosi sms, specie quando mi piego a raccogliere o riporre qualcosa in basso. Il freddo, mi dico, l'età , rieccheggio...  il malumore, completo.
La strada,ormai, mi conosce e si compiace ogni volta che mi vede arrivare e mi deride per il mio correre, sempre, costantemente, in ritardo; e io la ammiro, la strada. Sempre lì, ad accogliere l'andare più o meno lento o più o meno veloce di chi, come me, la percorre diariamente, regalando ad ognuno minuti preziosi per i primi pensieri del mattino. Ma, dopo un esordio come quello sopra descritto, stamattina non avevo ne' dolci pensieri, nè  particolarmente lucidi.  Appartengo al tipo di persone che odiano svegliarsi di soprassalto, se non si era capito. 
Ma tu le senti ogni tanto le voci?  ... 
Parcheggio la bici al solito posto, non lontano da uno di quei tondi, alti e buffi orologi che tutt'ora, in barba a telefonini, palmari e quant'altro, continuano imperterriti a campeggiare, in alcuni angoli del centrocittà.  E mi compiaccio di me stessa, avendo nuovamente rotto il record personale in volata...
Mentre mi accingo a completare l'operazione di chiusura del velocipede, una voce mi dice:"Ti devi curare di più di te stessa, il ruolo, Emilia, il ruolo".
Mi viene in mente Guglielmo, quando ormai tanti anni fa, mi appioppò il ruolo di protagonista in Pitusa Obedot, che tra varie vicissitudini, alla fine della commedia, doveva pure baciare il fidanzatino -alquanto bruttone..-. Il ruolo.
Tutti noi ci diamo dei ruoli, in base alle esperienze che viviamo. Io, ad esempio,  ho la pessima abitudine -che mi ripropongo spessissimo di correggere - di giocare  in base al ruolo che credo gli altri mi diano. E' anche, magari, un cercare un po' di approvazione, come se il poter contare qualcosa per qualcuno influisca nella mia autostima, e pure parecchio...
E' un brutto punto di inizio.  Ci stai parecchio male, quando le cose non vanno come il copione dovrebbe indicare. 
Ma quel copione, dopotutto, non lo scrivo io, probabilmente nemmeno "gli altri"... e spesso mi scopro non adatta a "quel" determinato ruolo. Credevo mi amassi per sempre, credevo di esserti amica, e via discorrendo.
Penso che la chiave della felicità sia proprio il trovare, o quanto meno provarci, il mio ruolo reale, quello per cui sono stata pensata e, forse, anzi sicuramente, voluta e amata.
Diventa ciò che sei...
L'impegno più faticoso ma, forse,  più gratificante nella vita è proprio questo: compiere ciò che di me è stato detto prima che avvenisse. E' la profezia su di me?  Il mio posto nel mondo?  E' un po' temibile, porsi questa domanda, alla mia età non più così tenera, ma credo faccia anche questo, parte del "gioco", la cui ricerca è il fine stesso, finchè Dio vorrà.
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