mercoledì 17 febbraio 2010

Vicino al mio luogo di lavoro, c'è una piccola chiesetta., una di quelle cappelline private, inglobate in costruzioni o ville antiche di  cui la mia ignoranza impedisce di collocare nel tempo e nello spazio. 
Stamane, stranamente in anticipo, vi sono entrata. Ogni volta mi precede qualcuno, lì, in preghiera, prima di me.
C'è una bellissima tela della Madonna con il Bambino e due angioletti, uno a destra e uno a sinistra, in alto. Ai lati due fraticelli, uno potrebbe essere S.Antonio... domani mi ripropongo di leggere il foglietto affisso sulla sinistra, appena dentro, che racconta la storia del piccolo luogo di culto  (lo avevo già fatto ma la mia memoria ha bisogno di un defrag...).
Il fatto di trovare altra gente mi scoraggia sempre; avrei voglia di avvicinarmi ad uno dei due inginocchiatoi ma l'ambiente è talmente piccolino che chi arriva prima, pur non usandoli, ne occupa lo spazio.
Mentre iniziavo il mio discorso,  non riuscivo ad evitare di guardare, con la "coda dell'occhio" la persona che mi precedeva e così, finchè chiacchieravo e chiedevo, mi accorgevo della fede degli altri: mentre pronunciavo silenziosamente il mio "Solo in Te confido, sono nelle Tue mani" vedevo una persona terminare la propria preghiera con il segno di croce suggellato da un bacio, anzi due, tre, verso l'immagine sacra, quasi a voler abbracciarla e baciarla.
Istintivamente ho provato ammirazione, per tanta devozione. Ho pensato a chissà quale difficoltà avrà avuto, certamente più grande della mia...
E immediatamente ho pensato a qualche giorno prima, quando, rientrata dal lavoro, ho trovato mio figlio seduto sul divano e,  non appena il mio sguardo si è posato su di lui, alla domanda di rito "com'è andata oggi a scuola?", la sua meccanica risposta celava, da subito, qualcosa di diverso e io, madre, lo sapevo già.
Un istante dopo. il mio ometto si scioglieva in un pianto da "verifica-andata-male". E io già lo sapevo da come i suoi occhi avevno guardato i miei, poco prima, appena entrata.
Così, come un sussulto, mi son ritrovata a comprendere come se io, piccola cosa, grazie all'amore di mamma, ho queste percezioni, senz'altro Dio, che tutto può, sa già.  Sa già, per Amore.

Oggi inizia la Quaresima.
E io penso a  Quel cuore di mamma che ha visto partire suo figlio per quaranta giorni. Anche per lei, sono stati quaranta giorni di dura prova, nel deserto: la lontananza di Quel Figlio. Io, che a quella Mamma, non riesco ad avvicinarmi nemmeno in punta di piedi... così lontana, così Madre.
Mi piace pensare che questo tempo di purificazione sia necessario. "Non sai ciò che hai, finchè non lo perdi". Umanamente, è proprio così.
E' solo attraverso la Quaresima, che arriva la Pasqua: la Pasqua di Risurrezione!!! 
Infine, oggi ho ricevuto questo bel regalo:
Flinn il cantastorie guardava la strada
davanti alla locanda del mio villaggio.
“Perché guardi?”, chiedevano i bambini.
“Perché guardare è il gioco degli dèi
e fu il compito invidiato agli eroi
ogni notte prima di ogni battaglia.
Perché chi guarda è il custode, bambini che correte,
e la strada è il suo bastione”, rispondeva Flinn.
Splendeva il sole, bruciava l’estate
e davanti alla locanda del mio villaggio
sempre il cantastorie Flinn guardava la strada,
i capelli come il fuoco, gli occhi come il lago.
“Perché guardi?”, chiedevano le ragazze.
“Perché il tempo passa e voi non lo sapete:
un giorno siete vergini, poi fidanzate e mogli,
madri e vedove, e poi polvere, un giorno.
Perché il tempo finisce, ragazze che danzate,
come finisce la strada”, rispondeva Flinn.
L’autunno avanzava in una strage di foglie
e davanti alla locanda del mio villaggio
sempre il cantastorie Flinn guardava la strada,
stretto nel tabarro mentre il vento infuriava.
“Perché guardi”, gli chiedeva il prete.
“Perché Nostro Signore venne lungo una strada,
e nella destra teneva la Parola,
nella sinistra impugnava la Spada.
Perché la strada è una spada, mio buon prete,
e ogni passo taglia come una lama”, rispondeva Flinn.
Cadeva la neve, scendeva l’inverno
e davanti alla locanda del mio villaggio
sempre il cantastorie Flinn guardava la strada,
incurante del gelo, ignaro della tempesta.
“Perché guardi?”, chiedevano i gendarmi.
“Perché ci sono leggi che non furono scritte:
che l’uomo non si perda, né si consumi il cuore
camminando su sentieri sconosciuti a questa terra.
Perché la strada è un tesoro, gendarmi della notte,
ma non c’è forziere per contenerla”, rispondeva Flinn.
Un giglio nel prato, tornava primavera
e davanti alla locanda del mio villaggio
sempre il cantastorie Flinn guardava la strada,
cedendo appena al sonno che consola.
“Perché guardi?”, chiedeva in sogno l’amore della sua vita.
“Perché per questa strada ti allontanasti da me
e per questa strada presto a me ritornerai,
e voglio essere il primo a riconoscere il tuo scialle.
Perché la strada è il tuo monile, amore della mia vita,
è l’anello che domani ti donerò”, rispondeva Flinn.
Davanti alla locanda del mio villaggio
Flinn il cantastorie ancora guarda la strada.
L'autore è Alessandro Zaccuri.

Prendendo in seria considerazione l'affermazione che "nulla di ciò che accade, accade per caso", mi sono oggi imbattuta in questa poesia, e ho proprio gradito.   Perchè lei, e perchè oggi, non lo so.

"Perché la strada è un tesoro, gendarmi della notte, ma non c’è forziere per contenerla."

Che questa sia una Buona Quaresima, per ognuno.
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