mercoledì 28 aprile 2010

El Amor desborda el amor.
El Amor conquista la vida.
El Amor oxigena mi cerebro y mi corazòn. El Amor me regresa a mi juventud.
Tu hablas y yo te miro. Te observo y dejo de respirar para gozar de tus hombros, de tu pecho, de tu voz sin que el respirar me distraiga, pues tus hombros, tu pecho, tu voz, tu sonrisa son mi aire.
Y admiro tus ojos mientras me observas y como cambian su expresiòn cuando te hablo de èl.
Y yo quiero hacerme daňo, pues un Nosotros no puede existir.
Sin embargo es inevitable correr con la imaginaciòn que no tiene dueño ni jefe.
Observo como mueves las manos mientras conversamos y me repito mil veces en la mente  frases que jamàs nadie escucharà: la belleza salvarà el mundo. Que lindo eres. Que dulce.
Ogni tanto mi piace andare a curiosare tra le pagine de "La comunidad de la letra" e leggere Dulcenieve.

Ricordo che, da ragazzina, in costretta compagnia della solitudine, oltre a dedicarmi a suonare il mio pianoforte e studiare, riempivo fogli e fogli di quaderni, i diari dei miei sentimenti e stati d'animo; era per me essenziale quasi come l'aria, trasformare in parole "di carta" ciò che il mio cuore e la mia mente in quel preciso momento sentivano. Specialmente i sentimenti, le tristezze ma anche le gioie e soprattutto le emozioni; portai con me soltanto l'ultimo che, tra le altre cose,  ora vive rinchiuso nello scaffale più basso dell'armadio e, ammetto, detesto leggere.
Tutti gli altri, i più importanti,  li affidai alla mia migliore amica che, probabilmente, avrà perduti chissà dove e chissà in quali circostanze...  Un po' me ne dispiace, un po' anche no.
Spesso mi guardo indietro e, per quanto sia importante ricordare il passato, devo dire che ricordo ciò che non vorrei, e dimentico ciò che invece ricorderei volentieri. Ultimamente mi sto autoconvincendo che tutto questo sia una strategia del cuore, così, non evocando  bei momenti, forse,  è più lieve il dolore della nostalgia. Chissà.
Ad ogni modo, il vizio mi è rimasto: tutt'oggi, quel che non riesco a comunicare perchè troppo intimo, o troppo difficile da esprimere a "viva voce", mi è arduo trattenere e il bisogno di lasciarlo uscire da me mi porta a scriverlo, scriverlo, scriverlo.  Non a caso, quei primi quaderni, nella seconda pagina, prendevano il nome di "Analisi", "Analisi 1" , "Analisi 2", e via via...
Anche oggi, adesso, colta da un'improvvisa emozione che riconosco e voglio guardare in faccia, sono qui a dirmela.
Come il sentire che quella persona, comunque, la conosci da una vita, pur non avendola mai  vista prima.
Come il percepire che esiste un livello di conoscenza diverso da quello a cui siamo abituati ma la cui esistenza si palesa, quando meno te lo aspetti o lo vorresti.
Come il realizzare che si, il mondo è corsa, è produrre, è movimento. Ma è anche fermarsi ad assaporare un piccolo momento magico, come bambini. Come quegli occhi, quei gesti, quello sguardo.
E accogliere tutto ciò come un nuovo divenire. che non mi lascerà uguale a prima. Che mi costringerà a ripetere che la vita è stupenda ed è così bello accorgersene, che vale la pena di vivere anche per uno solo di quei momenti di gioia, che il non vivere.
Mentre scrivo, suonano le campane della mia chiesa. Il loro suono mi invita a ringraziare. Voglio ringraziare per ciò che ho e  perciò che non voglio avere ma intravedo lì, in fondo al cuore.



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