lunedì 26 aprile 2010

Ieri è stata una giornata davvero speciale.
Ieri ho scoperto la bellezza di uno sguardo, del  calore del sole primaverile e del calore di alcuni gesti.
Di frequente la vita, questa vita veloce che chiede sempre risultati, apparenze, numeri, mi porta a non dare la giusta importanza alle piccole cose.
Quando poi capitano momenti duri, momenti di malattia che tocca da vicino, l'incontro con la fragilità dell'altro, talvolta con la morte, d'improvviso mi riportano con i piedi per terra. E l'effetto è di fatto simile a quello di un ceffone ben assestato sulla guancia, in altre occasioni ha più il sapore di un pugno sullo stomaco.
Il perchè della sofferenza sovverte ogni mia certezza.
E lascia solamente spazio al vuoto. O al silenzio. Quel silenzio che divora ogni ragione, ogni possibile presunzione di comprensione. Mi accorgo che una vita si spegne e non me ne chiedo il motivo. Provo solo ad intuire che siano "cicli". Anche quando questa vita ha pochi mesi, addirittura pochi minuti... ma la sofferenza, proprio non mi sta in tasca. Ecco, forse l'improbabile accettazione che tutto, anche questo, abbia un senso, mi sconvolge.
Qualche venerdì pomeriggio addietro, conversavo con Elda, in presenza di Aurelio, e ricordo che in alcuni momenti era presente. Ora è tornato "a casa"...
Ieri pomeriggio le carezzavo i capelli, ogni tanto mi guardava e già gioivo solo di quello sguardo, quasi a scommettere che certamente sapeva chi ero. Quanto avrei da ringraziare... come vorrei poter accelerare il tempo.
Ieri sera, infine,  incontravo gli occhi di L., che  frettolosamente accennava, con un filo di voce, che la battaglia del suo sposo è in pieno corso e che non tralascia grandi speranze...
Mi chiedo cosa significhi, e non ho risposta. Quanto dolore, quanta sofferenza, quanta pace poi. Cosa voglio rivendicare?! quale superpotere?! Quale certezza?!
Nulla è sottocontrollo... eppure ognuno dei nostri capelli è contato...
Tempo fa girava una mail della quale ricordo solo una frase : "non aspettare che sia troppo tardi per dire "ti voglio bene"... 
Avrei alcuni "ti voglio bene" a credito, in disavanzo....  spero davvero, prima o poi, di poterli consegnare/pronunciare a quei destinatari a cui, per inconsapevolezza, stoltezza , orgoglio o  timidezza, non ho saputo, ed ora non ne ho più il tempo.
E tu, Signore, porta pazienza con me e con le mie impertinenze... so che ne hai tanta, ma a volte ne richiedo un surplus...



Posta un commento