venerdì 28 maggio 2010

Quando avevo circa quattordici/quindici anni, avevo un sogno. Il mio sogno era viaggiare: scoprire le meraviglie del mondo, zaino in spalla e sacco a pelo. E la recitazione. E la mia voglia di conoscere da vicino popoli, nazioni, usi e costumi, mi vedeva già seduta alla rotonda tavola nel palazzo di vetro, all'Onu. Peace, love and rock'n' roll, era il motto un po' fuori tempo, che allietava le mie giornate...
Abitavo, in quegli anni, in un paese che considero un po' la patria della mia personalità, che appartiene al cosiddetto Terzo Mondo. In realtà, per quel poco che ora ne so, in questi ultimi tempi è declassato a Quarto.. o quinto mondo... senza che alcuno se ne occupi più di tanto. L'importante è riceverne i vantaggi della sua esistenza: il petrolio. Il resto, poco importa. Nulla delle realtà/parole come qualità di vita, assistenza sanitaria, servizi primari, è scontato. Discorsi polemici a parte, tornando al discorso iniziale, mio padre era un uomo abbastanza geloso e "all'antica", non ammetteva certi tipi di discorsi, salvo poi, nella sua vita privata avere molta, diciamo così, mondanità.
La mia speranza era, concluso il liceo, acquisire quel po' di autonomia che mi aiutasse ad avvicinarmi al mio sogno. La sorte - anche se io credo poco nella sorte - volle che conoscessi alcune care persone, molto più grandi di me, che, in qualche modo, mi introdussero in un mondo che mi attraeva sempre più, quello del teatro. Quando proposi a mio padre il desiderio di dedicare i miei studi all'arte,dovendo spostare il mio domicilio ad altra città, non fu d'accordo.
Eppure ero davvero attirata da quel mondo, ma avevo anche le mie prime delusioni di cuore, per non parlare della mia situazione familiare "sui generis". Così mi venne voglia di fuggire.
Vi fu un momento che ci andai parecchio vicino. Io e la mia grandissima "compinche del alma"  Zhaybel, avevamo un tutor per la tesi di uscita dal liceo, uno stranissimo esperto di rettili, Oswaldo, mezzo artista, mezzo naturalista, che ci propose un viaggio con lui e la sua fidanzata, all'interno della foresta amazzonica.
Ero ammaliata dall'idea... finalmente avrei trovato una via d'uscita a tutte le situazioni difficili che, in quei momenti vivevo! Oswaldo ci diede le date e un minimo di itinerario.
E alcuni requisiti senza i quali non ci avrebbe portate via. Su questi ultimi feci un sobbalzo. Requisito fondamentale era l'eliminare ogni traccia nostra dalla faccia della terra: qualsiasi cosa ci appartenesse, vestiti, regali, effetti personali, fotografie. Far sparire tutto.
Non avrei mai rinunciato alle cose che mi avevano fino ad allora "costituito". Specialmente le foto. Qualora avessi avuto bisogno di un aiuto, nessuno avrebbe potuto trovarmi.
Ma non potei evitare di pormi la domanda : a chi importerebbe di me?
Se non fosse stato per i seri  dubbi sulle intenzioni di Oswaldo, credo che ora non sarei qui, davanti al mio notebook.
Gli affetti, nonostante tutto, al di sopra di ogni cosa.
Mio padre aveva già perduto una moglie e un figlio.  Certo, ne aveva avuta un'altra, di moglie, e con lei altri due, di figli.  Ma mi sarei mai perdonata di procurargli un altro dolore? Quindi, nonostante lui ne avesse procurato parecchio a me, non partii.

E continuai a chiedermi che ne sarebbe stato del mio futuro, dei miei sogni e di tutto il resto.

Alla fine, lo studio mi portò da queste parti, per poi portarmi ove non avrei mai pensato. Ma questa è un'altra storia...

A distanza di anni, penso che ogni percorso che intraprendo richiede rinunce e acquisizioni.
Con il passare del tempo, tenderei a voler cedere alla tentazione di accorciare le rinunce e tentare di maggiorare le acquisizioni, ma ho capito che  percorro la mia strada/vita ove sono chiamata ad essere.  Devo anche dire che mi aiuta molto mettermi nella prospettiva di creatura. Creata da Qualcuno che mi Ama e mi Guida. E vuole che io sia Felice.
Imparare a leggere la bussola della propria vita non sempre è facile, il linguaggio con cui è scritta, a volte, è crittografato, però, senza di essa, ogni passo è rebus, angoscia.
Chiedo, oggi, al Signore, che mi renda sermpre più capace  di leggere la mia bussola, chè io possa trovare  la strada più giusta per me.
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