sabato 22 maggio 2010

Questa notte, arriverà la Pentecoste...

Ieri ho accompagnato Matteo a casa di un compagno di scuola che abita in campagna.
Mi piace scambiare due parole con la nonna di questo "bimbo-quasi-ragazzo", della stessa età di mio figlio, in quell'età che sono ancora bambini, ma ancora per poco; sono "uomini in germe".
Paradossalmente, finchè scrivo, tutto si collega,come spesso accade.
 La Norma mi ha portato a vedere le sue semine. C'erano carote, melanzane, coste, una varietà infinita di verdure... piantine di pomodoro che, anche solo alla spezzare di un rametto che in modo "impertinente", alla base del fusto, cercava la luce solare compromettendo la buona crescita del resto della piantina - questo mi diceva lei- emanava un profumo così intenso, che sembrava di avere il suo frutto tra le mani.   Come quasi a materializzarsi il rosso, dal profumo. Che strani scherzi fa la mia mente ! Altro che "olograms" !!!
Eppure finchè mi spiegava, o tentava di farlo a una profana  in agricoltura come me,  ho provato una certa commozione. Come non chinarsi di fronte a tanta dedizione? Voglio dire, quando "ho voglia" di pomodoro, piglio la o anche la macchina e mi fiondo all'Ali', dove compro, pago e porto a casa. Chi cavolo va a pensare al "dietro le quinte" ? A quanto lavoro richiede un pomodoro? guardo le piantine di Norma, alte 15 cm, e penso: "si, dai, tra qualche giorno arriva anche il pomodoro" e Norma, con lo sguardo di chi ti osserva e pensa : "vara vara indove che il Signore ga perso el tempo!" , mi informa che di giorni, ce ne vorranno un bel po', almento quaranta, prima che si affacci il succulento.
Eppure, ciò che prima era un granellino, diversissimo anche in aspetto, a ciò che sarà, porta già in sè tutto ciò che è.
Penso che anche io sono così.
E penso anche alle parole che oggi ho sentito pronunciare, a ricordo del Salmo 139... uno dei miei preferiti.
Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, gia la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Ecco, è troppo bello. Consolante. Quasi una lettera d'amore.
Non tutto può essere brutto, appannato, stordito. Perchè alla fine, sono opera Tua. Meraviglioso. Quando mi sento triste, penso a queste cose e la tristezza svanisce.
Posta un commento