sabato 7 agosto 2010

Ho percorso almeno nove volte la piccola distanza tra il mio ufficio e l'altra parte del mio lavoro, stamane. Talvolta però -sicuramente sarà capitato anche a te- la mente gioca dei brutti scherzi e così, la settima o ottava volta, nell'andirivieni, dopo aver rivolto al cielo il mio sguardo e rimaner stupita del suo azzurro così terso, ho immaginato di vedere cadere e rimbalzare tante, tantissime palline colorate, lungo il viottolo che separa l'una dall'altra porta; rimbalzavano piene di colori, sorridendo.
Euforica della mia ultima mezza giornata di lavoro prima della pausa estiva, sorridevo con loro, sommessamente, chè la gente che percorre quello stesso viottolo, come vuole la tradizione ogni sabato mattina in centro, non mi notasse ...
I miei amici, colleghi, mi hanno accolta cantando il tanti auguri, mentre io cercavo un po' di divincolarmi dalla celebrazione, tentando -impresa alquanto fallimentare- di spiegare ad alcuni che non si tratta di "paura-del-tempo-che-passa" ma di timidezza e, forse, abitudine.
Tornando, pedalando, verso casa, certi pensieri ed emozioni cercavano di farsi spazio nella testa e nel cuore.
Credo sia stupendo quando, in alcuni momenti, cose che credevo assodate e palesi, si manifestino sotto un'altra luce e si impregnino di un significato molto più gonfio di senso del precedente. Ora ho capito che vengo dall'eternità. Che oggi sono nata alla vita di questo mondo ma che sono destinata a tornare da dove son venuta: all'eternità. La mia vita non può avere solo questo breve passaggio. Non è dignitoso. Non è possibile. Ed ora mi spiego quella sorta di nostalgia di cui, caro Massimo, non siamo mai sazi. Quell' inquitudine.

"Tu excitas, ut laudare te delectet, quia fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te."

Lago di Sorapiss - grazie Enrico e Flavia.





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