domenica 28 agosto 2011

Ritorno all'"anormalità"

Quando Luca era ragazzino amava andare a Rocca Pendice. In un modo o nell'altro, si è avvicinato al mondo dell'alpinismo, prima da piccolo camminatore di sentieri con il buon Leo, poi con Gianni, compagno di scorribande sui monti, infine i corsi CAI, così che è riuscito a raggiungere dei discreti obiettivi - Monte Bianco, Rosa... con rammarico niente Cervino ma chissà, forse, più avanti... - .
In vari momenti mi ha raccontato l'emozione del "tirar da primo"; in altri, il momento di restar "secondo".
A dire il vero, quando ne parla, dei secondi, lo fa cambiando tono di voce: tuttora che in montagna va molto poco - almeno in quel modo - ma frequenta i vari Colli ( Euganei, Berici, Monte Grappa) come ciclista, i "secondi" fan meno fatica...

Io, francamente,  dei secondi, ho una solidarietà sfrenata, sono un'eterna seconda: non mi piace far fatica più di quanto non serva, lascio andare avanti gli altri, aprire la via non fa per me. Direi anzi che, se mi si presenta il momento, e vedo che qualcun altro preferisce avanzare, mi tiro indietro.  Detesto pensare che gli occhi sono puntati su di me, non è mio il ruolo di pioniere. Chissà, a volte parrà pigrizia, la mia.  Spesso, molto più di quanto non si possa pensare, è timidezza. Entrambe le qualità/difetti mi aiutano in ogni caso a non "tirar da primo" mai, fattosalvo il caso in cui la passione per questa o quella cosa non sia davvero grande, la senta "mia", parte di me, come lo è stato in varie circostanze, in passato.

Ecco, oggi, la Scrittura mi racconta di un Gesù che esorta il caro amico SimonPietro ad andare dietro, a non mettersi davanti... a restare "secondo".
Continuo a rimescolare nella mente - che buffo, come "nocciolo d'olivo", un bel libro di Erri de Luca - quella frase che il mio Signore avrebbe pronunciato : "Non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini".
Che vuol dire? ! 
Forse è a questo che dovrei tendere: ad ogni mio passo, ad ogni decisione o situazione che mi si presenta dovrei essere in grado di prendere una decisione con la libertà e nella responsabilità di aver risposto al quesito :"Ma Dio, che ne penserebbe? Cosa direbbe di me ?"
E quell'altra... lì .... :" quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?" .
Che significa perdere la propria vita? Io vorrei poter dire che la mia vita, proprio questa, che è l'unica che ho, ed è in prestito - di questo ne sono pienamente convinta - è orientata ad un senso, verso la felicità, mia e di quella di quanti avrò ad incontrare. Solo così, sentirei di non aver perso il tempo, dono prezioso. E non sarebbe persa la vita ma guadagnata per un "di più" come direbbe la mia cara Claudia. (Mi manchi un sacco...)
Con Paolo, vorrei poter dire di essermi  lasciata trasformare e  rinnovare nel mio modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono.

Ieri ho partecipato alla festa patronale. Fatto un po' di coda per ordinare la cena, sono arrivata alla cassa e mi è stata consegnata una ricevuta, un pezzo a me, un pezzo al ragazzino, Pietro, che serviva ai tavoli. Preso posto a sedere, vicino ad Anna e di fronte a Paolo e Luca, ho posato il mio sguardo sul tagliando rimastomi. C'era scritto in dettaglio il mio ordine. Ho passato lo sguardo un po più su, all'intestazione che prima avevo ignorato, pensando fosse, appunto, la solita, col nome della mia comunità parrocchiale e ne sono rimasta piacevolmente sopresa: c'era il mio nome. Sembrerà una stupidaggine, invece questa cosa mi ha commosso, molto.
Non avevo detto a Elisa il mio nome. Ma Elisa mi conosce e mi conosce per nome. E anche Luca, il ragazzo della cassa, mi ha salutato dandomi il benvenuto con un grande sorriso e un "Ciao, Milly!". Ero di nuovo a casa.
A casa mia.
Quante volte sfuggo gli sguardi per questa "mania", peraltro malcelata, di non protagonismo...
Quante volte la gente che mi incontra, così sfuggente, avrebbe voluto ricevere da me un sorriso, un "Ciao, caro/cara!" ...
Mi ripropongo, una volta ancora, Signore, di superare le barriere del mio "io" e di aprirmi di più all'incontro. Solo così potrò far sentire vicino ciò che sembra spesso inaccessibile, "lontano".

Posta un commento