giovedì 18 agosto 2011

Una delle poche, anzi, pochissime cose che ricordo di mia madre è l'attaccamento morboso che sentivo verso di lei. Difatto, le pochissime foto che sono scampate al "rogo" di Massimo, ci ritraggono sempre molto molto vicine: a volte io tra le sue braccia, a volte per mano.
Chi ci conosce, mi racconta che non la lasciavo in pace un secondo...
Di quell'epoca, degli anni vissuti - troppo pochi - e quelli passati  -  troppi - resta un "unicuum" abbastanza nebbioso e, pressochè, sbiadito, condito da un tremendo terrore/paura del buio che accompagna anche i miei giorni attuali.
Ricordo un episodio nel quale mi svegliai da chissà quale riposino nel lettone ma, per non disturbare il mio sonno -allora, forse, troppo leggero? - erano state abbassate completamente le tapparelle e chiusa la porta. E' viva in me l'angoscia di quel risveglio immersa nel nero più nero possibile. E l'affannata ricerca, al buio e a tentoni, della benedettissima via di salvezza qual'era la maniglia della porta che mai trovai ... aprivo le ante degli armadi - per me estremamente enormi e pesanti - tentavo la via di fuga da altre maniglie - quelle delle finestre che, all'epoca, i costruttori non facevano poi così alte viste le diverse norme di sicurezza del tempo ...
Ecco, si: più che il ricordo dell'episodio, ricordo perfettamente l'emozione, quel cuore che cercava anch'esso un pertugio ove uscire dalla gabbia toracica in preda a una fibrillazione da panico.
E, ultimamente, questa stessa emozione si affaccia ad intermittenza nei miei giorni così intrisi di emozioni, speranze, delusioni...
Anche questo fa parte di uno dei capitoli della mia vita terrena e, ne sono convinta, ogni cosa, ogni esperienza ha un suo significato.
Anche questo è parte della vita. Penso sia fondamentale che mi convinca che non tutti i problemi hanno una soluzione, ne',  tantomeno,  questa dipende sempre direttamente da me.
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