domenica 24 febbraio 2013

Chiedere, offrire, accettare e l'eufemismo dei numeri.

Il princìpio del 490 ...
La matematica non è un'opinione, ma i numeri, talvolta, sono eufemismi.

Quando, da piccola,  ho sentito per la prima volta il brano del Vangelo-  e sfido chiunque a dire di non aver mai sfiorato questo stesso pensiero -  nel quale Gesù , a chi chiedeva riguardo ad un torto subìto, offriva la famosa risposta "70 volte 7", mi venne spontaneo eseguire  la moltiplicazione.
Era davvero strettamente necessario mettere dentro ad un "recinto invisibile" la pazienza. E dare una misura circostanziata all'amore/odio verso gli altri, in generale.
Quattrocentonovanta è un gran bel numero... eppure, un anno è composto da  365 giorni... tutto sommato, una  volta esaurite quelle "x" volte, sei a posto...no?
No, mi sembrano troppe. Figuriamoci una al giorno per più di un anno e mezzo...
Ecco, la misura dell'Amore.
Insomma, pensando a qualcuno che necessita il mio perdono o il mio aiuto, mi sono chiesta :"e quante volte vorrei io avere un aiuto, quando ne ho bisogno?"
 ... La risposta, onesta, è stata "Sempre".
Allora, forse, anzi, probabilmente, anche io devo poter offrirlo in questo modo : sempre.
Anche nel momento in cui questo venga rifiutato.
Vivo con il rammarico di non aver saputo dire "Ti perdono" ad una persona importante.
Convivo anche con la fatica di offrire, talvolta, un aiuto che viene rifiutato. E, l'aiuto offerto, è offerto; non imposto.
Un po' come Dio...
Anche Lui, spesso, ci offre un aiuto che non sappiamo accettare... altre volte, non lo sappiamo chiedere.
 Come conciliare tutto questo con la mia vita?

Questa, mio malgrado enonostante le mie preghiere,   è la domenica dell'Omino bianco.... ogni anno prego di non sentire più parlare di candeggina, di detersivi...
Il mio cuore ha davvero bisogno di un Abramo.
Si, di un "ponte", una guida, una persona capace di "aprire in due" gli animali - la mia vita - e mettere una metà di fronte all'altra, come indicatogli da Dio stesso. Ed attendere.
 
Mentre scrivo, la voce di BXVI.
"Il Signore mi chiama a salire sul TAbor con Lui, che non significa abbandonare la Chiesa, anzi, il Signore mi chiede questo perchè io possa continuare a servirla in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze...." Lo scrivo in diretta...

Da questo Tabor, per me, Milly, oggi, ora, devo scendere. Mi si impone, dalla Vita stessa.
E' bello rimanere qui con Te, ma, per ora, la Vita è  giù, ai piedi :  devo scendere. E' lì che si svolge il mio tempo.
Avanti, nessuno smarrimento, mi diceva Mery, poco fa.
E' vero. Lo sento. Perchè è nella nube che Dio parla, me ne rendo conto mentre leggo la Parola di oggi. Sia ad Abramo, sia a Pietro e Giovanni. In mezzo ad essa.
Grazie, Signore, perchè è nella nebbia che la Tua presenza si fa viva e tocca il mio cuore.

 
Posta un commento