martedì 12 marzo 2013

Non c'è regola, al Tuo Amore.

Sai cosa penso?
Penso che in un tempo in cui, da madre, vorrei risparmiare ai miei figli ogni fatica, devo "cambiare" il mio cuore: fare fatica è importante.
 
Ed anche oggi, (nel momento in cui scrivo, in sottofondo, i commentatori del TG1 stanno dando la loro lettura dell'inizio del Conclave) il mondo, almeno quello cattolico, vive l'esperienza del travaglio.
 
Eppure, proprio oggi, il Vangelo mi indica come vivere la fatica.
 
Tu sei lì, spaventosamente da quasi quarant'anni, e Lui passa e ti chiede : "Vuoi guarire?".
"A che serve- Ti urlo - a che serve a Te, che tutto sai, rivolgermi quella domanda? " - ed ancora: "Ma, mi sttai prendendo in giro?!?".
La domanda, forse, più corretta è "A chi serve"... perchè serve a ME. A me, viene chiesta una risposta.
Avrei potuto imprecare, avrei potuto dirti "Eccheccavolo!, son qua, di passaggio, da trentott'anni nello stesso medesimo punto!!!".
 
"Vuoi guarire?" .  ... ... chissà se, mentre pronunciava queste parole, il mio Signore, accennava anche ad un amorevole sorriso.
 
Nella difficoltà, devo prendere tutta l'aria che riesco e dirti il mio "Si", non senza spiegarti, lamentosamente, che c'è sempre qualcun altro che arriva prima di me...
 
Ma il tuo messaggio è chiaro : "Alzati, metti da parte il te stesso vecchio e sottobraccio le tue lamentazioni  e cammina. Perchè tu non sei le tue difficoltà, sono loro ad essere parte di te, non tu di loro . Tu non meriti di stare a terra, tu sei di più, riprendi la tua vita, la tua dignità regale, cambia posizione, allunga le tue gambe, altrimenti non riuscirai a metterle una davanti all'altra e camminare. E puoi farlo solo tu. Nessun altro. Nemmeno io, se tu non lo vuoi.". 
 
Mi dici, anche, che non c'è un momento migliore, ne' uno peggiore, non c'è regola, al Tuo Amore.
Tu, che mi ami fuor di misura, sfidi la regola, per me...
Mi insegni che, al momento di avere misericordia, l'orologio, il tempo tutto, si ferma. Per me.
Come negarlo, agli altri ? 


(Gv 5,1-16)
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

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