domenica 14 aprile 2013

Tre volte rinnegato, tre volte confessato Amore.

Tre volte rinnegato,
tre volte confessato amore.
 
Sto pensando a cosa significhi per un fratello, una sorella, una madre, un padre, un figlio o una figlia, rendersi conto che il familiare che ha di fronte, non ha nulla da mangiare, né per se, né per altri.
 
Penso alla profonda angoscia che ci prende quando, un nostro caro, si trova in difficoltà, nel lastrico, sul baratro, e annaspa ad andare avanti... e penso a tutte le storie, ormai parecchie, che mi toccano da vicino, di gente che non riesce ad arrivare a fine mese...
 
Penso a tutte quelle situazioni in cui non vedi proprio via d'uscita;  ognuna di esse pregna di una sorta di moderna "schiavitù", in cui siamo incatenati alle circostanze, apparentemente senza via di scampo, e dobbiamo, per forza, nostro malgrado, subire. Subire e resistere.
 
Umanamente, oltre a provare un senso di impotenza, di vuoto, di incapacità, per non poter direttamente e concretamente dare un accenno di soluzione, non riesco, non posso fare altro se non portare tutto quanto ai piedi del Tabernacolo: ai Tuoi piedi.
 
Quei piedi che, oggi, ti stagliavano vigoroso sulla riva del lago a chiedere - come se già Tu non sapessi...- "Figlioli, non avete nulla da mangiare?".
 
Avevi fame anche Tu?
Stavi chiedendo a chi non ha di dartene, elemosinando un boccone?
O ti stavi commuovendo del loro non avere nulla?
 
Le Tue braccia scese sui fianchi, gli occhi un po' stropicciati a tentare di scrutare i volti della ciurma che dal leggero peschereccio imprecava in aramaico verso di Te, ultimo arrivato che si mette pure a far domande impertinenti dopo una lunga notte di lavoro, la Tua gola che brucia all' alzare la voce solida perché giunga alle loro orecchie quella retorica domanda...

Cosa sentivi, Tu?! Cosa provavi in quel momento?!

Quante volte Ti sputo in faccia  le mie domande....quante volte lo farò ancora e ancora...

"Prova così"... suggerisci proprio a me, che sono l'esperto di pesca, avrà pensato Pietro.

E sapevi che quella prova, avrebbe impiegato un po' di tempo di quegli uomini, così da permetterti di approfittare e raccogliere giusto sette o otto grosse pietre, da disporre a cerchio, altrimenti il fuoco rischia di bruciare oltre... infine,  qualche rametto di cespuglio qua e là, per dar vita al fuoco e alcuni rami dritti dritti, perché servono stretti e dritti, per fare gli spiedini col pesce.
Il pesce.... quale pesce? Ma se non avevano pescato nulla! 
Il pesce... un po' lo metto io, un po' lo metti Tu.
 
Esattamente come nella mia vita...
Un po' lo metto io - devo fare la mia parte... Tu ne hai bisogno come io di Te - un po' lo metti Tu, che di me, ti prendi cura.
 
E, con quella voglia di  rivederli nel cuore, prendesti un po' di farina e dell'acqua dalla Tua bisaccia, le Tue mani hanno impastato bene, e - veloce! - scava nella terra, accanto al fuoco, una buca, così il pane potrà cuocersi proprio giusto appena in tempo, perché Giovanni si è già accorto di tutto... forse un po' in anticipo rispetto alle tue aspettative...ma fa lo stesso !
 
Eccomi, Signore, son saltata di brutto dalla barca. Non potevo resistere all'idea di rivederti ! Si, ti voglio bene ! Si, mi sei mancato ! Si.... va bene... io ci provo ... e ... ti seguo !
 
 

                             Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


 
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