domenica 20 luglio 2014

Mazal .

Per lavoro, in alcuni momenti entro  in contatto con persone ebree.
Quando devi concludere un affare con queste persone, c'è un termine che sigilla l'accordo.
Un po' come la nostra stretta di mano, o il "ti do la mia parola d'onore".
Mazal.
Non so nemmeno se si scriva così.
Eppure, quando viene pronunciata, questa parola fa da sigillo e , puoi star sicuro che non ci saranno possibili fregature.
Ma è un impegno reciproco. Chi la ascolta, "deve" rispondere ugualmente, pronunciando "Mazal".
Sicchè diventa, forse, una specie di reciproca assicurazione/rassicurazione  che tutto andrà come appena, insieme, deciso  e che, nel cuore, è già praticamente data per compiuta.
 
La cultura ebraica non smetterà mai di affascinarmi...
 
 
 
 
 
Oggi, le Letture offrivano a chi ha avuto modo di ascoltarle, uno scorcio della personalità di Gesù tra quelli a me più cari.

La conosci la leggenda del Quadrato Magico?
Come quando provi a trasmettere un'esperienza con le parole più comuni e vicine ad essa, affinché chi ti ascolta possa entrarvi, quasi toccarla col suo stesso cuore, così Lui inizia a parlare, credo in un passo del Vangelo tra i più lunghi - non era solito "dire" troppo- appropriandosi dell'esperienza del vissuto di chi aveva davanti, per farsi capire.
Eh... già... Maestro, Tu sai quanto bisogno di comprendere ci sia.
Io, mica voglio screditarti sai. Tantomeno intendo ambire a migliori spiegazioni delle Tue ma, sai, non riesco ad evitarlo : le Scritture sono come un vento che sfiora le corde dell'anima. Ma non tutte, solo alcune.
Ed a me quel Tuo Seminatore - Sator- mi è troppo simpatico.
 
Ed è proprio Lui, il Padre, quel Seminatore, anche per me.
 
Ma... il campo... quel campo a cui Ti riferisci, per me, non è il mondo... è il mio cuore. Perché è fin troppo semplice pensare al di fuori, ma io ho questo grande difetto, sentirmi sempre in difetto.
E, di quel grano misto a zizzania, ne ho davvero a tonnellate!
E nella mia Vita, quella che davvero vivo ogni giorno, non solo un'ora la settimana, lì nel mio quotidiano, non dovrò attendere la fine del mondo per la mietitura: sarà il giorno in cui morirò.
Da quel momento in poi, poco potrò fare per rimediare agli errori commessi.
Nulla potrò per rimediare ai sorrisi negati, alle porte non aperte, alle offese pronunciate e a quelle silenti, agli atteggiamenti ostili, alle arrabbiature ingiuste.
 
Quindi, quanto sono, io, grano?
Quanto sono, sempre io, zizzania?
Quanto buio o luce?
Rincorrevo queste - e tante altre - domande, stamattina, quando ho visto la foto che, scherzando, Matteo, mio figlio,  mi aveva scattato...
 
Io ci provo... è un lemma che mi accompagna continuamente...
 
 Mazal !|

 
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