venerdì 15 agosto 2014




«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».




Sono giorni in cui penso a SorellaMorte.
Settimane, forse.
Quella stupida e maledetta cosa che si chiama guerra. Che fa male ai deboli, e ancor di più ai forti, pur prevalendo.
Quella stupida e maledetta cosa in cui si usano bombe intelligenti il cui aggettivo rende l'idea nel migliore dei modi, del senso ironico che contiene, ammazzando o mutilando senza distinzione di età, sesso, salute.
Quella stupida e maledetta cosa in cui, pur di giustificare l'Orrore, si chiama in causa Dio, qualsiasi nome tu gli abbia dato, in qualsiasi lingua o credo, mentre Lui se ne sta li, con la testa tra le mani, sgomento di tanto dolore, di tanta freddezza di quella creatura, la sua, quella più amata, la prediletta.
Quella stupida e maledetta cosa che, da qualche tempo abbiamo il privilegio di guardare per il buco della serratura dei mezzi di comunicazione, che ci permettono di curiosare anche tra le pieghe del più atroce dei delitti, come quello di insegnare la crudeltà a tuo figlio di sette anni, mentre lo obblighi a afferrare tra le mani non una penna, non un libro, non un panino o un gelato, ma la testa dei tuoi nemici. Non è , forse più vittima questa, di quelli le cui teste penzolano dalle piccole sue mani?


Settimane,forse, in cui qualche caro perde la salute, qualche altro perde la vita.
Qualche altro se la toglie, mentre qualcun altro,  nel silenzio di un quotidiano ritmato di "disarmo"davanti alla propria impotenza che solo una terribile malattia senza via di scampo può inchiodarti a lei, la smarrisce, secondo dopo secondo.
Qualcun altro stringe i denti e cerca di trattenerla, mentre il cuore passa da battiti minimi a accelerazioni degne di uno scatto olimpionico in gara per la medaglia d'oro e la testa,ormai offuscata, se va tra i sogni annebbiati della fragilie demenza senile. 
Qualcuno, ancora, vive morte, mille morti, nel cuore, tradito da promesse di vita  incompiute.

...e quasi in modo tragicomico, arrivi tu, Maria.
Oggi.
A sussurrare lievi parole, che sento pesare come un macigno.
A dirmi "Prendi fiato, piccola bimba. Ti dico che non tutto è perduto. Nulla è perduto. NEmmeno uno di questi dolori, nemmeno una delle lacrime di ogni uomo, ne' anziano, ne' bambino. Abbi fede in Me. Soprattutto abbi fede in Lui. Io ne ho avuta!"
... e sorridi e voli via. Anche quest'anno. Anche questa volta.

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