sabato 4 giugno 2016

Non dir nulla.

Non sempre si ha qualcosa da dire, da comunicare.
Ed in quei momenti, è meglio tacere.
Lasciare che il silenzio si dilati nello spazio che perde contorno, dimensioni.

Nel silenzio gli occhi si fanno orecchie, cuore, tatto e provano a riempirsi di ragioni.

Sto pensando al senso di "casa".
In un tempo come questo, in cui tanta, troppa gente, lascia la propria, anche contro volontà, strappata via da ogni tipo di guerra,  sia essa strisciante ma intestina alla propria vicenda familiare, o sia quella più conclamata, di sangue e fuoco, di povertà e miseria, di grandi carestie.

Sto pensando a cosa sia "casa".
A cosa faccia "casa".
A quanto sia dura non avere "casa"; quel luogo in cui c'è il temporale, ma resta fuori.


"la Vita di questo bimbo torni nel suo corpo", implora il profeta, domani.






Era la stessa cosa che probabilmente aveva nel cuore l'uomo che due giorni fa ha estratto dalle acque del mare il bimbo di qualche mese, lo ha cullato tra le sue braccia, fissandolo, amandolo...






A quel "Non piangere".... che domani Cristo pronuncerà, nelle letture, alla donna, vedova, morto l'unigenito, e che  troppo spesso vorremmo sentirci dire, da qualcuno che ci ami veramente.


A quel non piangere che stamattina presto avrei voluto dire ad Anna, se avessi avuto il coraggio di abbracciarla, mentre i suoi occhi, pensando al dolore, si riempivano di lacrime.


Non so se avrò mai il coraggio di dire a chi soffre "Alzati", prendendolo per mano, tra le mie mani. Da cuore a cuore.

E' sempre più duro ... quasi che quel chiedere martellante di essere misericordiosi, renda il manifestarsi della misericordia, della solidarietà, della compassione, più arduo, più difficile, una sorta di inflazione.


Almeno per me.... come se l'amplificare il parlarne, ne amplificasse il pudore.

Almeno... per me...

Momenti in cui mi sento sempre più incapace, inadatta a qualsiasi gesto di amore.

Silenzio...   solo Silenzio...



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