giovedì 17 agosto 2017

Cercatore.

Sono una grande ammiratrice di Piero Angela.
Se riesco, non perdo una puntata di Superquark.
Anche i miei figli:  c'è qualcosa in quel programma che catalizza da sempre la nostra attenzione, da quando eravamo -tutti- piccolissimi. Ed ogni anno che passa, ci accorgiamo di quanto, pur con tutti i segni, visibili, dell'età che avanza, con passione continui a narrarci le storie del regno animale, di cui noi siamo parte.
In un servizio, ieri, si parlava di alcune nuove ricerche dell'Università di Princeton, sul cervello e la disonestà.  Sembra che da studi -eseguiti con varie tecniche (tac, elettroencefalogramma, osservazioni dirette, test) -il nostro cervello sia in grado di riconoscere il "buono"e, di conseguenza, se agiamo "male", esso farebbe di tutto per scongiurare l'azione "non buona".  Ma, quale organo straordinariamente complesso, nel caso in cui l'agire contrario diventasse consuetudine, esso ci si "adatta".
Le cronache, sempre più, da alcune settimane a questa parte, si accaniscono nel proporci notizie al limite del tollerabile; una panacea di follia che spazia dalla messa all'asta di un altro essere umano per scopi sessuali, allo schianto col gommone a tutta velocità, all'uccisione a calci e pugni, o peggio, smembramento con motosega della propria sorella, al suicidio con lancio di auto su ignari giusto per coinvolgere altri nella tua propria tragedia. Il tutto filmato. Perchè noi "dobbiamo" vedere per credere. 
Non basta fidarci del racconto, dobbiamo per forza vedere, come se dovessimo, a tutti i costi, fare pornografia del dolore, alla stregua del voayeurismo più bieco dove il piacere in tutto questo costringe ad alzare l'asticella sempre un po' più in alto.

Chi grida più forte, chi è più furbo, chi ce l'ha più grande, più lungo, più costoso, chi fa lo scherzo più pesante, chi è più in...

Fuori da tutta questa bagarre, cosa resta ?
E' davvero cosi fondamentale per l'esistenza fuggire dal Silenzio ?
Quando riesco finalmente a non scappare da me stesso ?
Quando tremendo sarà  il momento in cui dovrò ritrovarmi ? 
  


Molto tempo fa, non saprei dare una collocazione temporale precisa, ascoltai il racconto africano del "lascia che la tua anima ti raggiunga".
Stamattina, aprendo facebook, un caro amico, la postava, e, cosi, l'ho potuta di nuovo ascoltare, con il cuore.

Per chi non la conoscesse, la trascrivo qui, tanto è brevissima.

Un uomo decise di avventurarsi negli inospitali territori dell’Africa,accompagnato soltanto dai suoi portatori. Ciascuno di loro impugnava un machete con cui si aprivano strada tra la folta vegetazione. Il loro obiettivo era avanzare a tutti i costi.  In presenza di un fiume, lo guadavano nel minor tempo  possibile. Se spuntava una collina, affrettavano il passo per non perdere neppure un minuto. D’un tratto, dopo solo qualche ora scarsa di marcia, i portatori si fermarono, lasciando interdetto l’avventuriero. Egli chiese: “Perché vi siete fermati? Siete già stanchi dopo poche ore di cammino?”. Allora uno dei portatori lo guardò e rispose: “No signore, non siamo stanchi.  Ma abbiamo avanzato talmente velocemente da lasciare indietro le nostre anime. Adesso dobbiamo aspettare finché non ci raggiungano”.



Adesso posso confessarlo, dato che ormai sono passati alcuni giorni : ho fatto due test. 

Il primo? 
Ho chiuso parzialmente il mio profilo Facebook, cosi che alcune "cose" non siano piu visibili. Tra queste, la mia data di nascita.  Così, quest'anno, invece di avere 400 notifiche di auguri, ho avuto qualche messaggio privato, qualche telefonata, qualche abbraccio. 

Libero.

Qualcuno mi detesterà, per questo; penserà che era l'unico modo per ricordarsene ma... sul serio

Dovremo tutti provare, più volte,  a re-iniziare i nostri rapporti, intendo, quelli autentici. 
Mi sono chiesta : può bastare un remind a farmi davvero ricordare il bene che voglio ad una persona ?   Mi sentirei da meno, o "a posto" perchè Facebook, (e, magari, non il cuore)   ricorda agli altri 399 di scrivere due parole di auguri ? 

Non lo so... ma cosi è andata.

Il secondo?
Riguarda sempre Facebook. 
Perchè?
Perchè qualcuno sa che sono molto legata ad un Paese in cui da alcuni anni, ma in special modo da ormai circa 4 mesi, si vivono momenti terribilmente difficili.  E chi mi conosce (che non è una premessa da poco, anzi è fondamentale) sa anche che ciò che mi lega a quel Paese è davvero molto grande; si parla di affetti molto stretti, amicizie, pezzi di vita.
E proprio per il pudore talvolta difficile ma quantomai necessario, (e per tutte le ragioni già citate dalle prime righe di questo post)  pur usando Twitter, Instagram, Facebook, eseguo una mia "scrematura" su ciò che pubblico (che è una davvero minima parte di quel che ricevo per diretta via) specialmente in foto e video.
Ma quando una testata giornalistica importante pubblica in modo incompleto una certa notizia che riguarda il Venezuela, se si può, aggiungo, così, a completamento. 
Essere bersaglio di critiche o epiteti che variano dall'interesse sulla mia attività intestinale, alla salute della mia anima, mandandomi o a cagare o dandomi della nostalgica, è il srisultato - peraltro atteso-
scontato,e che pertanto già conoscevo (mi avrebbe sorpreso, invece, il contrario) : la confusione tra "conoscenza dei fatti e quindi  libertà autentica di espressione", e l'ignoranza che spinge a prendersi libertà che espongono miserabilmente al ridicolo chi le scrive: basterebbe soltanto sapere leggere l'italiano, per rendersi conto che mi si appioppano posizioni - anche politiche - di cui, nel mio post, non si scorge minimamente l'ombra. Analfabetismo ? Ebetismo ? Ignoranza? Superficialità?  Non lo so. Ma leggo, a differenza di altri. E so tacere, a differenza di altri. 

Preoccupa il pressapochismo. Certo,  anche  mio.
E la prepotenza con cui, questi meravigliosi strumenti, danno voce a chi sarebbe meglio zittisse.
E così penso a quante volte avrei dovuto tacere ed invece ho parlato
E a quante altre avrei dovuto parlare ed invece ho taciuto

Son sempre più convinta, man mano che passano gli anni, che è meglio  non smettere mai di porsi domande. 

Anche cogliendo il rischio di non trovare tutte  le risposte.  Chè magari sono da sempre sotto ai tuoi occhi, ma non sono quelle che avrei voluto trovare
Ma continuando. A cercare. Luce. Sempre. 





 





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