mercoledì 6 dicembre 2017


Non so per quale motivo, in occasione di un commento ad un post sull'altro mio blog, quello di wordpress, su un post del 2014, ho avuto modo di rileggerlo e, sul serio, mi appare così distante, come  se non mi riuscissi a intravvedere,come fossero frasi di altri, di altro...
Cose lontanissime, vivenze liete ma non più reali. 
E mi dico, ma si, sono sempre io... 
ma davvero è cosi ? 
Quanto ho perso e quanto ho guadagnato di me? 
Quante relazioni diluite?
Quante nuove conoscenze umane, quante rinunce ?

L'inverno è qui. Grida tutto il suo gelo. E io apro le finestre. Lo lascio entrare. Ho bisogno di sentirlo, sul viso, nell'aria. 
Ci si difende. Basta vestirsi.
Mi ha trovato,oggi, lui... Luis Sepulveda, di cui avevo perso le tracce, dimenticate un trentennio addietro. Sussurro tutto, parola per parola e tu - tu - sentimi, ascolta piano piano.


L’ultimo suono del tuo addio,

mi disse che non sapevo nulla

e che era giunto

il tempo necessario

di imparare i perché della materia.

Così, tra pietra e pietra

seppi che sommare è unire

e che sottrarre ci lascia

soli e vuoti.

Che i colori riflettono

l’ingenua volontà dell’occhio.

Che i solfeggi e i sol

implorano la fame dell’udito.

Che le strade e la polvere

sono la ragione dei passi.

Che la strada più breve

fra due punti

è il cerchio che li unisce

in un abbraccio sorpreso.

Che due più due

può essere un brano di Vivaldi.

Che i geni amabili

abitano le bottiglie del buon vino.

Con tutto questo già appreso

tornai a disfare l’eco del tuo addio

e al suo posto palpitante a scrivere

La Più Bella Storia d’Amore

ma, come dice l’adagio

non si finisce mai

di imparare e di dubitare.

E così, ancora una volta

tanto facilmente come nasce una rosa

o si morde la coda una stella fugace,

seppi che la mia opera era stata scritta

perché La Più Bella Storia d’Amore

è possibile solo

nella serena e inquietante

calligrafia dei tuoi occhi.

 

(Luis Sepulveda)



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