martedì 17 novembre 2009

... normalità ...

Mi chiedo insistentemente che cos'è la "normalità" per l'uomo e la donna di oggi.
La cronaca quotidiana, ormai non c'è giorno esente, ci racconta di fatti aberranti con estrema e preoccupante rassegnazione. Il copione è sempre lo stesso, a ripetizione. Solitamente, i responsabili  di tali crimini sono ragazzi  "normali", di " buona famiglia", di "estrazione sociale normale".
Ma come può essere possibile? Inizio a pensare che la mia è un'altra lingua. Attribuisco alle parole significato diverso da quello "comune"...Mi starò alienando? 
Com'è possibile che un ragazzo di sedici anni esca di casa, con il suo zainetto in spalla verso la scuola, come ogni mattina, e non vi faccia mai più ritorno perchè, lungo la via, ha deciso che avrebbe preferito suicidarsi sotto ad un treno? E, peggio ancora, come si può non rendersi conto che qualcosa non va?
E' davvero possibile che i ragazzi, i "nostri" ragazzi, non diano nessun segnale a chi gli sta intorno?  O preferiscono arrivare a gesti estremi per inviare un messaggio di disagio  in un'epoca in cui abbiamo tutte le possibilità di comunicare con l'altro/con gli altri?
Tutti questi paradossi ronzano nella mia mente.  ...Dove stiamo sbagliando? Cosa possiamo fare per rimediare? Esiste una possibilità di  cambiare ? e ancora : è solo colpa dei ragazzi ?
E' così semplice fermarsi alla retorica e alle solite frasi fatte del tipo "questi giovani sono vuoti, non hanno valori"...  eppure mi rendo io stessa conto che,  nel corso della mia vita ,se " non ricevo,  non posso dare " . Cosa "diamo " loro? Meglio ancora : "cosa siamo" per /con/in loro ?  Se la società siamo noi, anzi, in primis, la società è un insieme di famiglie, allora qualcosa non va nelle nostre famiglie... e anche il senso del comune, del normale è da rivedere...
Sono certa che basta poco per  pensare a queste poche riflessioni.
Ma è quantomai indispensabile, oltre che pensare, analizzare, constatare e prenderne atto, anche proporre.
Nel personale, mi propongo di avere tutti i miei "radar" accesi, che non vuol dire solo guardare ma, anche, osservare;che non vuol dire solo sentire ma, anche, ascoltare;che non vuol dire solo parlare ma, anche, dialogare. E anche smentire il discorso "qualità" piuttosto che "quantità" ... ci vuole sia l'uno che l'altro, altrimenti diventa un semplice escamotage per dissimulare che "non ho tempo ma quello che ho sono super" .... smettiamola di prenderci in giro... i nostri ragazzi hanno bisogno del nostro tempo, tanto,  e della nostra qualità, altrettanta. Lo sto dicendo in primo luogo a me stessa.
E da ultimo, ma non di meno importanza, accoglierli ed affidarli a Colui che ci Ama e che ci vuole Felici, non scaricando tutto il peso a Lui, ognuno deve fare la sua parte.
Forse, iniziando da oggi, possiamo rendere possibile un mondo migliore. Io ci credo.

VERSIòN EN ESPAňOL
Me pregunto muy a menudo, ultimamente, que es "normalidad" para el hombre y la mujer de hoy.
Los sucesos diarios, y no hay dìa sin ello, nos cuentan de hechos horribles con extrema y preocupante resignaciòn. El guiòn siempre es el mismo y se repite. Casi siempre los responsables de estos crimenes son muchachos "de buena familia" , "normales" "de linaje social normal". Como es posible ? Comienzo a pensare que mi idioma es otro. Atribuyo a las palabras significados diferentes a los "comunes". Me estarè volviendo aliena?  Como es posible que un muchacho de dieciseis aňos salga de su casa, con su morral, hacia la escuela y en el camino decida que prefiere sucidarse y acabar con todo bajo un tren? Y, cosa aùn peor, como es que nadie se diò cuenta de que hay algo que no va con èl? De veras es posible que los muchachos, "nuestros" muchachos no nos den ninguna seňal de su malestar? O que prefieren cumplir gestos innombrables para lanzarnos mensajes,en unaepoca como la nuestra, con miles de posibilidades di comunicaciòn? Todos estos paradojos, le dan vueltas en mi mente...Donde està el error? como podemos remediar? Existe posibilidad de cambiar las cosas? Es solamente culpa de ellos?
Es tan sencillo detenerse ante la retòrica y a las misma frases de siempre como "estos jovenes no tiene valores, son vacìos" .Yo misma me doy cuenta que en el curso de mi vida, si "no recibo, no puedo donar". Que le estamos donando a nuestros jovenes? Mejor aùn : que "somos" para/con/en ellos? Si la sociedad somos nosotros, es màs es un conjunto de familias, entonces hay algo que no cuadra en nuestras familias, inclusive el sentido "comun" y "normal"...
Estoy segura de que no haga falta  tìtulos para pensar y reflexionar sobre esto. Pero no basta, hay que proponer. Es indispensable que ademàs de pensar, analizar, constatar, hayan hechos, propuestas.
En lo personal, me propongo de encender todos mis "radar", que no quiere decir solamente ver sino tambièn mirar, que no solamente escuchar, sino tambièn sentir, que no solamente hablar sino tambièn dialogar.  Y negar el tema de "calidad" y no "cantidad", (porque no somos capaces de calidad), y eso se convierte en un puro y simple sistema de justificaciòn como el "no tengo tiempo pero cuando estoy, soy super"....dejemosla de tomarnos el pelo, nuestros muchachos necesitan de nuestro tiempo tanto, y nuestra calidad, tanta. Y me lo digo antes que nada a  mi misma.
Y por ultimo, pero no menos importante, acogerlos y confiar en Alguien que nos Ama. Y que nos quiere Felices, sin descargarle todo el peso a El, cada uno haciendo su parte.
Quizàs, comenzando desde hoy, podamos hacer posible un mundo mejor. Yo creo que si se puede.
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