venerdì 29 dicembre 2017

Quarantaseinatali.


Un foglio di carta, a volte sottilissimo, a volte di cartone. 
Così, attimo dopo attimo, la Vita scrive su di me una storia già lunga che, spesso, fatico a ricordare.
Tempi vissuti, accadimenti, nuove situazioni, vecchie situazioni. 

Tutto quel che mi circonda, è dono, concessione; l'amore del mio amato, l'amore dei figli, il non amore di alcuni, il vuoto di altri.

A pensarci bene, spesso mi capita di pensare se tutto questo me lo merito. 

La risposta è sempre no. Nel male. Nel bene.

Ma un buon Padre, una buona Madre, sa sempre ciò che Bene è per i propri figli, e questo basta.




Oggi mi colpisce una riflessione :  "Chi dice di rimanere in lui, deve anch'egli comportarsi come lui si è comportato.".  ...pure nel casino quotidiano ? la risposta è Si. Malgrado tutto.

mercoledì 6 dicembre 2017


Non so per quale motivo, in occasione di un commento ad un post sull'altro mio blog, quello di wordpress, su un post del 2014, ho avuto modo di rileggerlo e, sul serio, mi appare così distante, come  se non mi riuscissi a intravvedere,come fossero frasi di altri, di altro...
Cose lontanissime, vivenze liete ma non più reali. 
E mi dico, ma si, sono sempre io... 
ma davvero è cosi ? 
Quanto ho perso e quanto ho guadagnato di me? 
Quante relazioni diluite?
Quante nuove conoscenze umane, quante rinunce ?

L'inverno è qui. Grida tutto il suo gelo. E io apro le finestre. Lo lascio entrare. Ho bisogno di sentirlo, sul viso, nell'aria. 
Ci si difende. Basta vestirsi.
Mi ha trovato,oggi, lui... Luis Sepulveda, di cui avevo perso le tracce, dimenticate un trentennio addietro. Sussurro tutto, parola per parola e tu - tu - sentimi, ascolta piano piano.


L’ultimo suono del tuo addio,

mi disse che non sapevo nulla

e che era giunto

il tempo necessario

di imparare i perché della materia.

Così, tra pietra e pietra

seppi che sommare è unire

e che sottrarre ci lascia

soli e vuoti.

Che i colori riflettono

l’ingenua volontà dell’occhio.

Che i solfeggi e i sol

implorano la fame dell’udito.

Che le strade e la polvere

sono la ragione dei passi.

Che la strada più breve

fra due punti

è il cerchio che li unisce

in un abbraccio sorpreso.

Che due più due

può essere un brano di Vivaldi.

Che i geni amabili

abitano le bottiglie del buon vino.

Con tutto questo già appreso

tornai a disfare l’eco del tuo addio

e al suo posto palpitante a scrivere

La Più Bella Storia d’Amore

ma, come dice l’adagio

non si finisce mai

di imparare e di dubitare.

E così, ancora una volta

tanto facilmente come nasce una rosa

o si morde la coda una stella fugace,

seppi che la mia opera era stata scritta

perché La Più Bella Storia d’Amore

è possibile solo

nella serena e inquietante

calligrafia dei tuoi occhi.

 

(Luis Sepulveda)



domenica 29 ottobre 2017

Un futuro di gerundii.


"In quel tempo, i farisei, (...)"  

Quella frase d'esordio mi ha sempre suscitato un leggero fastidio.


In quel tempo... ah, allora, non è questo tempo, non mi riguarda, non mi appartiene. 


O anche il contrario, il quel tempo e... in questo ?
A me qui ed ora, come mi va?

Per chi è genitore, ma anche, per chi è stato figlio, almeno una volta sarà capitato di porre una domanda di quelle che sai già la risposta, vero?
Sai quella situazione in cui stai chiedendo qualcosa ma sai già quello che dovresti sentirti rispondere ? E se così non è, se la risposta non corrisponde a quanto ti aspetti, sbarelli, non connetti, resti li, in loop.

Come quando sai che chi hai davanti ha sbagliato ma vuoi che lo ammetta e allora  chiedi che ti dica, che ti racconti cosa è successo, per poter finalmente avere l' occasione di dirgli quanto sia stato stupido, tanto quanto, il pregiudizio di sentire la sua versione, te lo facesse ritenere, anzi, forse anche di più. 

Amerai.

Vedrai...

Vedrai che se non amerai, ciò che ti circondera' potrà solo sopraffarti.

Starai amando anche quando odierai le situazioni, gli avvenimenti.

Nel futuro - amerai- c'è  tutto il gerundio -amando-  che tu vorresti.


"(...)avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

domenica 3 settembre 2017

Rimettiti in fila. Al tuo posto. Quando lo scambio diventa cambio.

Oggi possiamo essere ovunque.
Possiamo comunicare con chiunque, in qualsiasi parte del mondo.
E' molto interessante.
Ci si scambia idee, velocemente, a volte anonimamente.
Be', diciamo che "scambiarsi"non è proprio il verbo più calzante: nel mio immaginario, l'atto di scambiarsi richiede vicendevolezza; io ti porgo questo, tu lo conservi e nel frattempo mi dai quest'altra cosa, che io conservo. Se mi piace, la faccio mia, talvolta cambiando certe mie cose.

Cosa comunichiamo ? nostre idee, stati d'animo, pensieri, preoccupazioni, invenzioni, creazioni... convinzioni...

Questa grande libertà ci ha permesso di ritenerci spesso in ragione, qualche volta ci sentiamo davvero "grandi". Anzi, nel momento stesso in cui abbiamo un "like", o accade che qualcuno condivida un tuo pensiero, o un cuoricino in più, sentiamo la stessa sensazione di quando, qualcuno che conta, dice bene di noi.
Se hai mai fatto caso, che qualcuno ti ammiri, ti "segua", fa provare belle sensazioni.  Così belle che, ti aspetteresti che la volta dopo, al prossimo post, alla prossima pubblicazione, andasse ancora meglio!  Sembra quasi una "droga", tanto che so dell'esistenza di veri  e propri studi sociologici, psicologici, di marketing (!) sul tema.

Un po' quello che capita leggendo il Vangelo di oggi... un vangelo ricco di me.
Una notizia che sembra stia proprio facendomi una polaroid, dove ci  sono io, capace di attrarre le più belle parole di ammirazione dal più importante personaggio del momento, e del mio cuore, e poco dopo ricevere un bel pugno sullo stomaco, dallo stesso, quando mi suggerisce con parole sue, qual'è il mio posto e mi riporta ad esso.

Capita anche a te?

Cosi, ogni giorno imparo, a fatica, tanta, a provare, per tentativi ed errori, ad essere me stessa.
Non altro, non quello che altri vorrebbero vedere o si aspetterebbero da quello che credevano io fossi. Me stessa. Al mio posto. Dietro al mio cuore, dentro la mia essenza.





lunedì 28 agosto 2017

Tempo di riprogrammazione

Giorni fa, a cena con alcuni amici, si parlava di cose "serie".
Così serie, che a tratti la nostra conversazione prendeva un'intonazione talmente alta da far temere che stessimo discutendo animatamente. Ed è vero: ci mettevamo l'anima.

A volte mi domando il perchè, non ogni volta, ma quasi, ci ritroviamo a parlare di argomenti, spesso più grandi di noi, ma importanti e decisivi.

"quello che dico di Te, dice molto di me", mi trovavo a scrivere qualche giorno fa, su twitter.

Pensaci... io ci penso. A tratti, ma ci penso.

Ogni cosa che dico dell'altro, inevitabilmente dice qualcosa anche di me, del mio sguardo verso di lui e verso me stessa, nel Bene e nel male.

E se ogni volta che conversiamo con qualcuno di qualcun altro tenessimo a mente questa cosa, circolerebbero molte meno cattiverie.


Finite le vacanze, anche per quest'estate.
Migliaia di buoni propositi che appunto qua e là in fogli di carta, sabbia, cemento, incido sulla pelle, nella mente, dentro e fuori di me.
E so che tenterò di mantenere l'equilibrio camminando su quella corda, così come sono certa che  ad ogni istante, quegli stessi buoni propositi, mi lanceranno  la sfida di non esaudirli. E la tentazione sarà fortissima.  Ma proverò a riprogrammare certe abitudini, a renderle buone, positive, perfino lenitive.




giovedì 17 agosto 2017

Cercatore.

Sono una grande ammiratrice di Piero Angela.
Se riesco, non perdo una puntata di Superquark.
Anche i miei figli:  c'è qualcosa in quel programma che catalizza da sempre la nostra attenzione, da quando eravamo -tutti- piccolissimi. Ed ogni anno che passa, ci accorgiamo di quanto, pur con tutti i segni, visibili, dell'età che avanza, con passione continui a narrarci le storie del regno animale, di cui noi siamo parte.
In un servizio, ieri, si parlava di alcune nuove ricerche dell'Università di Princeton, sul cervello e la disonestà.  Sembra che da studi -eseguiti con varie tecniche (tac, elettroencefalogramma, osservazioni dirette, test) -il nostro cervello sia in grado di riconoscere il "buono"e, di conseguenza, se agiamo "male", esso farebbe di tutto per scongiurare l'azione "non buona".  Ma, quale organo straordinariamente complesso, nel caso in cui l'agire contrario diventasse consuetudine, esso ci si "adatta".
Le cronache, sempre più, da alcune settimane a questa parte, si accaniscono nel proporci notizie al limite del tollerabile; una panacea di follia che spazia dalla messa all'asta di un altro essere umano per scopi sessuali, allo schianto col gommone a tutta velocità, all'uccisione a calci e pugni, o peggio, smembramento con motosega della propria sorella, al suicidio con lancio di auto su ignari giusto per coinvolgere altri nella tua propria tragedia. Il tutto filmato. Perchè noi "dobbiamo" vedere per credere. 
Non basta fidarci del racconto, dobbiamo per forza vedere, come se dovessimo, a tutti i costi, fare pornografia del dolore, alla stregua del voayeurismo più bieco dove il piacere in tutto questo costringe ad alzare l'asticella sempre un po' più in alto.

Chi grida più forte, chi è più furbo, chi ce l'ha più grande, più lungo, più costoso, chi fa lo scherzo più pesante, chi è più in...

Fuori da tutta questa bagarre, cosa resta ?
E' davvero cosi fondamentale per l'esistenza fuggire dal Silenzio ?
Quando riesco finalmente a non scappare da me stesso ?
Quando tremendo sarà  il momento in cui dovrò ritrovarmi ? 
  


Molto tempo fa, non saprei dare una collocazione temporale precisa, ascoltai il racconto africano del "lascia che la tua anima ti raggiunga".
Stamattina, aprendo facebook, un caro amico, la postava, e, cosi, l'ho potuta di nuovo ascoltare, con il cuore.

Per chi non la conoscesse, la trascrivo qui, tanto è brevissima.

Un uomo decise di avventurarsi negli inospitali territori dell’Africa,accompagnato soltanto dai suoi portatori. Ciascuno di loro impugnava un machete con cui si aprivano strada tra la folta vegetazione. Il loro obiettivo era avanzare a tutti i costi.  In presenza di un fiume, lo guadavano nel minor tempo  possibile. Se spuntava una collina, affrettavano il passo per non perdere neppure un minuto. D’un tratto, dopo solo qualche ora scarsa di marcia, i portatori si fermarono, lasciando interdetto l’avventuriero. Egli chiese: “Perché vi siete fermati? Siete già stanchi dopo poche ore di cammino?”. Allora uno dei portatori lo guardò e rispose: “No signore, non siamo stanchi.  Ma abbiamo avanzato talmente velocemente da lasciare indietro le nostre anime. Adesso dobbiamo aspettare finché non ci raggiungano”.



Adesso posso confessarlo, dato che ormai sono passati alcuni giorni : ho fatto due test. 

Il primo? 
Ho chiuso parzialmente il mio profilo Facebook, cosi che alcune "cose" non siano piu visibili. Tra queste, la mia data di nascita.  Così, quest'anno, invece di avere 400 notifiche di auguri, ho avuto qualche messaggio privato, qualche telefonata, qualche abbraccio. 

Libero.

Qualcuno mi detesterà, per questo; penserà che era l'unico modo per ricordarsene ma... sul serio

Dovremo tutti provare, più volte,  a re-iniziare i nostri rapporti, intendo, quelli autentici. 
Mi sono chiesta : può bastare un remind a farmi davvero ricordare il bene che voglio ad una persona ?   Mi sentirei da meno, o "a posto" perchè Facebook, (e, magari, non il cuore)   ricorda agli altri 399 di scrivere due parole di auguri ? 

Non lo so... ma cosi è andata.

Il secondo?
Riguarda sempre Facebook. 
Perchè?
Perchè qualcuno sa che sono molto legata ad un Paese in cui da alcuni anni, ma in special modo da ormai circa 4 mesi, si vivono momenti terribilmente difficili.  E chi mi conosce (che non è una premessa da poco, anzi è fondamentale) sa anche che ciò che mi lega a quel Paese è davvero molto grande; si parla di affetti molto stretti, amicizie, pezzi di vita.
E proprio per il pudore talvolta difficile ma quantomai necessario, (e per tutte le ragioni già citate dalle prime righe di questo post)  pur usando Twitter, Instagram, Facebook, eseguo una mia "scrematura" su ciò che pubblico (che è una davvero minima parte di quel che ricevo per diretta via) specialmente in foto e video.
Ma quando una testata giornalistica importante pubblica in modo incompleto una certa notizia che riguarda il Venezuela, se si può, aggiungo, così, a completamento. 
Essere bersaglio di critiche o epiteti che variano dall'interesse sulla mia attività intestinale, alla salute della mia anima, mandandomi o a cagare o dandomi della nostalgica, è il srisultato - peraltro atteso-
scontato,e che pertanto già conoscevo (mi avrebbe sorpreso, invece, il contrario) : la confusione tra "conoscenza dei fatti e quindi  libertà autentica di espressione", e l'ignoranza che spinge a prendersi libertà che espongono miserabilmente al ridicolo chi le scrive: basterebbe soltanto sapere leggere l'italiano, per rendersi conto che mi si appioppano posizioni - anche politiche - di cui, nel mio post, non si scorge minimamente l'ombra. Analfabetismo ? Ebetismo ? Ignoranza? Superficialità?  Non lo so. Ma leggo, a differenza di altri. E so tacere, a differenza di altri. 

Preoccupa il pressapochismo. Certo,  anche  mio.
E la prepotenza con cui, questi meravigliosi strumenti, danno voce a chi sarebbe meglio zittisse.
E così penso a quante volte avrei dovuto tacere ed invece ho parlato
E a quante altre avrei dovuto parlare ed invece ho taciuto

Son sempre più convinta, man mano che passano gli anni, che è meglio  non smettere mai di porsi domande. 

Anche cogliendo il rischio di non trovare tutte  le risposte.  Chè magari sono da sempre sotto ai tuoi occhi, ma non sono quelle che avrei voluto trovare
Ma continuando. A cercare. Luce. Sempre.