venerdì 14 aprile 2017

Al di la della mia pochezza,
non lasciare mai, mio Signore, che non mi accorga di Te, nella mia Vita.


Nell'infinità dello sguardo di quel bimbo che ieri sera, senza avermi mai vista prima, mi si avvicina durante la messa, e mi porge sorridendo il suo giocattolo; in quel canto, che pochi secondi prima cantavo nel silenzio del mio cuore, nel tramonto, e in ogni alba in cui pronuncio sottovoce "il Tuo  volto, Signore io cerco". Nel  Respiro affannoso del cammino, nella quiete della notte non durmiente, nella veglia di pensieri contorti.

Buon Venerdì. il più santificabile possibile.

giovedì 13 aprile 2017

Si fa quel che si puo ...


Le cose mi cercano, non sono io che le trovo...

...e così, in un tempo in cui non sento molto, in cui non mi fermo, non ascolto, non guardo, pecco molto, ecco che vengo raggiunta da questa meravigliosa lettura.
Che leggo e rileggo e rileggo e rileggo.

Buon Giovedi, il più Santo possibile





L'angoscia

Ormai è notte.
È già notte.
E non so se l’alba tornerà.
Mai, come in questo momento, ho avuto paura del buio.
Ho paura del buio che c’è nel mio cuore.
Il buio che non mi fa vedere dove andare. Non so dove mettere i piedi.
Non so più di chi fidarmi.
Mi sento abbandonato, solo.
Sembra che a nessuno interessi quello che mi porto nel cuore.
Abbiamo mangiato senza guardarci.
Come un malato al quale non hai il coraggio di dire che sta morendo.

Giuda ha scelto la sua strada: non ha più la pazienza di aspettare un Dio che sembra assente.
È uscito, portandosi dietro la sua insofferenza.
Gli altri mi sono rimasti accanto senza convinzione.

Pietro, amico mio, non ti riconosco più!
Tu che hai sfidato il mare e le tempeste, oggi nascondi una spada sotto il tuo mantello.
Pietro, hai sempre avuto paura di soffrire.
Hai sempre trovato un modo per fuggire dal dolore.
Pietro, il pescatore dalle notti insonni.
Quante volte ho riempito la tua rete vuota con la mie parole!
Ma ormai la notte mi avanza dentro e le luci che intravvedo hanno il sapore del tradimento.

È talmente buio che nessuno mi vede.
Ho provato a lavare i loro piedi, mi sono chinato sulle loro ferite.
Ho sentito l’odore della loro fatica.
Ma nell’acqua del catino, ho visto solo il mio volto spaventato.
Loro non c’erano. Mi hanno lasciato solo.

Com’è terribile la solitudine!
Com’è pesante il silenzio quando ti aspetti una parola che non arriva!
Sono come un terreno di rovi e di spine su cui nessuno ha il coraggio di gettare il seme.

Questo giardino non è mai stato così buio e l’oscurità non è mai stata così pesante.
Vorrei dormire, vorrei dimenticare.
Vorrei credere che è solo un incubo.
Eppure mi aggrappo con tutte le forze al ricordo di mio Padre.
Quante volte mi hai rialzato da terra, quando da bambino imparavo a camminare.
Correvo tra le tue braccia, Padre, ma inciampavo.
Anche ora inciampo e cado, ma sotto il peso di una croce a cui non so ancora dare un nome.
Tu fai nuove tutte le cose. Riesci persino a dare un senso al mio dolore.

Ma ora resti in silenzio e io mi perdo.

Sono stanco, ma il gelo che ho nel cuore mi tiene sveglio.
Forse avrei fatto meglio a pensare alla mia vita.
È la domanda che in questi giorni continua a tornare martellante nella mia mente:
Perché non ho pensato a salvare me stesso?
Perché non ho pensato prima a me stesso?
Perché mi sono innamorato di questa umanità?
Tu me l’avevi sempre detto: non si può amare senza perdersi.
Avevi preso un chicco di grano tra le mani e l’avevi schiacciato:
solo così si porta frutto, altrimenti la vita non ha senso.

Eppure adesso mi sembra di marcire da solo.
E non riesco a immaginare che ci sia ancora una vita.
Vorrei riprendermela questa vita.
Ma poi ripenso al calore di quella testa appoggiata sul mio petto.
Ripenso al profumo della casa di Betania e alle briciole cadute dalla tavola.
Sento il canto degli uccelli del cielo e il profumo dei gigli del campo che hai pensato per me!
Se ci penso, mi sento meno solo in questa oscurità.
Anche su queste spine e su questi rovi, tu, Padre, getti il tuo seme.

Forse la vita è un po’ come questa pioggia che mi bagna:
scende, feconda, e poi ritorna a Te.
Forse è così che bisogna vivere, forse è questo il senso della vita.

Anche se è buio, sento questa corrente d’amore che mi travolge.
Non me ne ero accorto.
È la tua voce che mi parla.
Io Sono un dono. Come ogni uomo e ogni donna.
Mi hai mandato a fecondare la terra.
Ma non mi aggrappo a questa vita.
Tu me l’hai data. A te la riconsegno.
Sì, restituire è il senso di questa vita.
Nelle tue mani affido ciò che sono.


Dal blog di Don Gaetano Piccolo
cajetanusparvus.com

domenica 26 marzo 2017

Lenti antiriflesso. Olio, Luce.


«Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

«Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». 

(ah...quindi, "L'essenziale è invisibile agli occhi".... è quasi un plagio ?   ^_^ )



Qualche mese fa, ho cambiato occhiali.
La vista che peggiora  è proprio una buona scusa per cambiare anche montatura.
Mi sono state proposte delle lenti anti-riflesso.
Sai, quelle che tolgono appunto il riflesso dei tuoi stessi occhi  dando una visione più "pulita".
Di fatto, appena provate, sono entrata in un "altro mondo": gradazione più forte a parte- regalo del tempo che procede - davvero è tutto più nitido, dai colori alla luce.
Con l'uso quotidiano mi sono accorta, però, della loro impressionante delicatezza: qualsiasi  granello di polvere o macchiolina, e tutto si complica.

Forse erano meglio le lenti "normali"?  Forse la visione più agile - pulita? - era quella che includeva anche un po' di mio riflesso?

...mah...!

                                                                            -- O --

Stamattina - una domenica mattina qualunque - mi sono sopresa, dopo l'ennesimo sospiro, a chiedermi : Ma insomma, Cosa ti piacerebbe fare ?
Lo so, appartengo a quel tipo di gente che, ogni tanto, parla da sola. Con se stessa...comunque, la risposta è niente.
Mi piace fare niente.

Niente.

...Non penso che il tempo scorra alla stessa velocità sempre.
Ci sono dei momenti in cui il tempo scorre lento.
Questo è quello che intendo col fare niente; non avere l'assillo di farcire i secondi di cose da fare.
Ma, piu semplicemente, mettersi in ascolto del tempo.
Di quel tempo che balla e canta tic tac.
Di quel tempo che dedichi a te stesso, a un buon libro, al vento, a scrivere, a camminare, a suonare, a cantare.
A qualcun altro. A contare i tuoi respiri, a respirare a fondo, a meravigliarti per qualcosa.
Di quel tempo  non necessariamente  imbottito di fare e che, per questo, ti aiuta ad essere
Che quando ti manca, ti svuoti, non sei piu te. 

Viviamo un tempo disumanizzato; ti fanno credere -oppure te ne convinci tu-che è figo riuscire a fare mille cose allo stesso tempo. 
Ti agevolano in tutto pur di fartele fare.
Pur di distrarti da Chi sei veramente.

Tu, Chi sei veramente ?

Sei quel che fai ? Sei tutte le cose che riesci a fare in un lasso di tempo determinato ? Che più ne fai piu sei bravo ? ma davvero sei in tutte le cose che fai ? in un giorno, in quante di queste ? 

E chi decide quali sono? Soprattutto chi decide quanto tempo hai


Molta la strada che ancora  devo fare, necessaria ad imparare, ogni giorno, a guardare alla mia vita.
Si, sono un po' cieca, in questo.
Ed è vero, senza il fango che precede la vista, non si noterebbe la "differenza" tra un "prima" e un "dopo"...
Quel fango impastato con le mani - e con la saliva - di chi Ama.
Non sarebbe stato più semplice e forse più straordinario non servirsene? 
Perchè il fango, allora ? E la saliva? 


Ogni anno ci ripenso...
ogni anno trovo un nuovo senso a questa Parola. A quegli "Ingredienti".

Mi riferisco al Vangelo di oggi... se hai voglia, se ti va, è qui :


In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore












domenica 12 marzo 2017

"Divieto assoluto (...) al di sopra dei polpacci"



Provare per credere, per crederci

Ovvero, come provarci, se non ci credi fino in fondo ?

Sorrido pensando a quanto spesso ci troviamo, mi trovo, di fronte a situazioni di questo tipo. Quotidiamente.
Alla fatica. All'impegno. Allo scoraggiamento.
Che fare?

Sono pigra. Troppo. Con la testa, con la mente, partecipo a maratone che il mio corpo nemmeno si sogna.

Comunque nella mia fisica pigrizia, penso che tutto sia allenamento; Si, allenarsi: etimos dice "dare "lena", ossia forza e facoltà di durare nella fatica; far fare esercizio per acquistare forza".
MAh....
A volte resta solo quel senso di aver "girato in tondo".
Ma, in fondo... proprio li, quando pensi che non è servito a niente, qualcosa di buono si Rivela.

Ci si prova. L'importante è non desistere. e, a volte, fidarsi.


Mi è arrivato così, questo scritto. E visto che è stato Dono, così lo condivido.

È di Tonino Bello. Un  Grande.

"Non c'è che dire: quelle di Giuda sono due labbra scomode per tutti. Se non altro, perché stanno a ricordarti che anche noi ci portiamo sulla bocca la possibilità di darlo ogni giorno, un bacio infame del genere. I suoi piedi, invece, benché sospesi sul vuoto di un crepaccio, non destano emozioni. (...)
Eppure, quei piedi sono stati lavati da Gesù. Con la stessa tenerezza usata per Pietro, Giovanni, Giacomo. Sono stati asciugati dalle sue mani col medesimo trasporto d'amore espresso per tutti. (...) Non importa quale sia l'esito della lavanda. Così come non importa sapere se il destino finale di Giuda sia stato di salvezza o di perdizione. Sono affari del Signore: l'unico capace di accogliere fino in fondo il mistero della libertà umana e di comporne le scelte, anche le più assurde, nell'oceano della sua misericordia. (...)
Carissimi fratelli, se Giuda è il simbolo di chi nella vita ha sbagliato in modo pesante, il gesto di Cristo curvo sui suoi piedi ci chiama a rivedere giudizi e comportamenti nei riguardi di coloro che, secondo gli schemi mentali in commercio, sono andati a finire sui binari morti di un'esistenza fallimentare. Di chi è finito fuori strada per colpa propria o per malizia altrui. Di chi ha calpestato i sentimenti più puri. Di chi ha ripagato la tenerezza con l'ingratitudine più nera. Di chi ha deviato dalle rotte di una fedeltà promessa. Di chi ha infranto le regole di un'amicizia giurata. Di chi ha spezzato i legami di una comunione antica. (...) Sui piedi di questi fratelli, col divieto assoluto di sollevare lo sguardo al di sopra dei loro polpacci, noi, protagonisti di tradimenti al dettaglio e all'ingrosso, abbiamo l'obbligo di versare l'acqua tiepida della preghiera, dell'accoglienza e dell'accredito generoso di mille possibilità di ravvedimento
».* 






domenica 19 febbraio 2017

straordinaria - mente.



-Tu, si, tu: che cosa fai di straordinario ?


       -Cosa vuol dire straordinario, cosa vuoi dirmi con questa parola ?

-Sai, quella cosa che ti fa uscire dal normale svolgimento degli eventi, dal casino della vita quotidiana, dalla consuetudine del cosi fanno tutti, cosi devo fare anch'io.


...


pensavo che suonare il piano fosse straordinario

pensavo che andare via di casa col vento sulla faccia con una valigia piena di progetti e desideri fosse straordinario

pensavo che aiutare una persona fosse straordinario;

che fare un figlio, sentirlo crescere dentro, avere nove mesi di fantasticheria sul a chi assomiglierà, come sarà, sarò capace, fosse straordinario

pensavo che crescere insieme fosse straordinario;

che la prima parola che affiora sulle labbra quando apri gli occhi a mattino sia grazie, fosse straordinario;
che l'ultima parola che sento nella mente prima di addormentarmi sia prego, fosse straordinario.

Pensavo che la capacità di muovere dei muscoli per imbastire un sorriso fosse straordinario. Certo, in alcuni volti lo è davvero!


Poi arriva Uno che ti chiede:


"...e se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario ? ". Che mi riporta coi piedi per terra; alla quotidianità del testimoniare.



Comuque, sono solo "pensieri" alla rinfusa, nel mio cuore a configurazione disordinata.

Del passato Sanremo tengo soltanto due canzoni, che sentirei a ciclo continuo (ma non lo faccio perchè poi mi stufo) e, una delle due, è questa qui che posto. Sembra come se l'avessi scritta io. Tutto qua.













...e poi posto lei, perchè ci stavo pensando.





domenica 4 dicembre 2016

Google Maps. Avvento II.

Siamo già alla seconda domenica di Avvento.

Non ho ancora preparato nulla, ne presepe ne alberello.
Avrei potuto, oggi, ma sono molto stanca.
E ci sono mille altre cosa da fare.
Compreso scrivere qui.

Così, niente, rimando tutto.

Stamattina, sono stata a messa.

Nel trambusto dei giorni intrisi di tempo mancante, quei minuti - a volte troppo corti, a volte fin troppo lunghi -  quantomeno mi permettono di stare in me, senza staccare il cervello (come potrebbe succedere mentre guardo qualcosa in TV) e ascoltare Altro, in ascolto dialogico.
Quante discussioni mentali, mentre ascolto, con Te.
Quanti borbottii e lamentazioni.
Ma questa è un'altra storia.

Sorrido mentre scrivo senza guardare la tastiera : è un'esercizio che mi diverte molto, mi ricorda altre tastiere, altri suoni, altri tempi...

Penso al Vangelo di oggi e mi fermo alle poche iniziali parole.
Oggi, mi bastano solo quelle.Già con quelle piglio e campo per qualche giorno.

                                                        "(...) il regno dei cieli è vicino.".

Mi si apre un mondo : da più di duemila anni è vicino?

Vi-ci-no =?
Che vuol dire ?
Dovessi cercarlo con Googlemaps, lo troverei ?
Da dove dovrei partire, per trovare la strada ?
E quale percorso sceglierei ? il più breve? il più panoramico ?
Da quale prospettiva?

Oggi, mi hanno ferito di più i non saluti, gli sguardi distolti.  Dati. Ricevuti.

Conversione. 
Come quando, appunto, sai che devi andare in un posto ma, invece di fidarti del tuo senso di orientamento, ti affidi maledettamente al navigatore che, con quella voce detestabile ti esorta a svoltare : "tra 100 metri, gira a destra", mentre tu avresti girato sicuramente a sinistra.

E, di fatti, è  la strada  sbagliata.

E' vicino. Dove ? dov'è ? Che fatica !!!

Sarà che non si tratta soltanto di un luogo fuori dai miei stessi confini?
Sarà che siamo  tutti  un po' portatori malati o portatori sani di regno dei cieli ... ?
Sarà che devo pensare un po' meno, e Amare un po' di più ?

Ho incontrato per caso - e vabbe' ogni volta ... lo so che non è un caso - questo dipinto. Mi piace.

Si chiama "Rinascita", ed è dell'artista Marina Mian. Lo trovo perfetto per questa, gia seconda, domenica d'Avvento.