venerdì 7 maggio 2010

Scrivere non dovrebbe essere un atto involontario...
Nemmeno parlare...
Ogni atto dovrebbe essere prima pensato, per quanto preceduto da desiderio.
Io vorrei.. io vorrei.. essere più coerente e meno sognatrice.
Questo stile di vita poco a poco sovverte i miei piani; talvolta anche i miei princìpi.
Hai voglia ai dire che per me non è così, per mesi ho tentato di ignorare questa cosa. Invece, pur non volendolo, spesso mi trovo a fare, pensare, dire cose che non vorrei. Un po' mi ferisce tutto ciò, mi disturba.
Sarà questo il "mondo"reale? Se così fosse, fino ad ora non vi ho mai partecipato, vivendo in un universo parallelo?
Mah...  c'è più di qualcosa che non mi torna.
Un malessere che a volte mi toglie il fiato quasi allo stesso modo con cui le cose belle me ne privano.
In più, per natura, sono abituata a rimuovere il brutto, il chè non sempre è positivo, a volte allontana dalla realtà.
Poi penso e ripenso e mi chiedo il senso di quello che mi circonda. E se avessi sbagliato tutto? E se stessi tuttora sbagliando? e se... e se...
Divento fastidiosa come una mosca che gira e rigira, ronzando, intorno.  Proprio come le mie idee.
Sarà la primavera che con tutte queste novità - nuovi colori, nuovi profumi, nuovi arrivi, nuove sensazioni - un po' mi mette ansia ...
Mi piacerebbe avere la capacità di misura. Ma qual'è la misura giusta, giusta per me, per gli altri?
Forse i miei affanni hanno bisogno di essere custoditi, forse dovrei imparare ad acchiapparli al volo, come con le zanzare d'estate e, ad uno ad uno, senza schiacciarli, portarli dentro il mio cuore, farli miei, accendere un fuoco lì in fondo e stare con loro davanti a quel fuoco acceso, invece di continuare ad interrogarli e stressarli con le mie richieste. Accettarli e imparare ad amarli, fino in fondo; è forse questo il segreto per dar loro  nuova vita,  energia positiva per il mio vissuto quotidiano.
Stamattina ero così arrabbiata che a stento ho trattenuto il desiderio di mandare tutto a quel paese.
E la tentazione di accendermi una sigaretta... che bruciasse la rabbia che avevo in corpo e poi, invece, la frustrazione per non potermelo permettere che, alla fine, diventa vittoria per non esserci caduta.
Sarà più giusto coltivare il desiderio di stabilità o, forse, apprezzare ogni giorno ciò che di nuovo può presentarsi lungo il cammino?
Ecco che mi torna in mente un piccolo foglio di carta ove un caro, carissimo amico mi scrisse i suoi auguri di un compleanno di un po'- tanto- tempo fa: "Emilia, dulce niña entre la infancia  y la madurez haciendo maromas para no caer"... Quell' "haciendo maromas para no caer" mi è troppo caro, è il mio ritratto. Come quando stai camminando su una corda, sospesa, nel vuoto e non è il vuoto che vorresti mettere a fuoco, bensì lo "stare sopra", con l'insieme di  tutti quei movimenti  che aiutano a tenersi in equilibrio, a volte a testa in giù, a volte aggrappati,  e ancora appesi...
Sto andando a  vedere "Tersite" , la recita. Mi è simpatico, quel personaggio, dell'Iliade, dopotutto...  ^_^...

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