sabato 26 giugno 2010

La cattiva abitudine di tenere diari, l'ho sempre avuta. Confesso che mi sentivo molto meglio, mi faceva tanto bene quando, lo scrivere, era su un foglio di  quaderno di carta, magari con penna stilografica, e la mia calligrafia a dire di altri, era davvero bella...  Il profumo della carta, l'odore dell'inchiostro, quel segno/disegno ogni volta diverso delle lettere anche uguali sulle righe, non ha paragone.
L'altra cattiva abitudine, quella di poter inserirmi nella vita di qualcun altro se questi mi permetteva la lettura di una pagina di diario personale, mi rendeva "complice", "partecipe" e mi dava il privilegio di sapere ciò che, in segreto, quelle pagine rivelavano. Internet ha un po' vanificato tutto questo aleggiare di "sacro". E me ne accorgo solo quando, incompiute le mie ambizioni di "amicizia", resto delusa dall'indifferenza o da certi atteggiamenti.
Ora, quasi chiunque può leggere le mie righe, e io le sue... non è più un reale privilegio. Talvolta diventa quasi un rincorrersi di parole sempre più stupefacenti, un grande bla-bla-bla, niente più.
E' vero, i rapporti umani sono molto di più di uno scambiarsi scritture e letture via internet.
Non c'è paragone tra il tuffarsi in uno sguardo, in un sorriso e il surrogato della rete.
Come, allo stesso modo,  non posso pretendere un'amicizia quando non ho esperienze da condividere, medesima cosa. Anche se a volte, spesso, me ne illudo.

Uno dei miei capi parte, va in vacanza, per una decina di giorni. So che mi mancherà. Davvero.

Così, pensieri sconnessi, desideri incompiuti.
Silenzio.
Ho saputo di d.Paolo.
Anzi, di Paolo.
Miseria.
Silenzio.
Un caro amico, una ventina di giorni fa, mi confidava che, prima di scrivere e pubblicare, si  rigira nel dubbio e nella speranza di aver trovato le giuste parole, le migliori frasi per esprimere ciò che sente di comunicare  senza distorsioni il proprio pensiero ai lettori.  Mi è rimasto dentro il pensiero di quelle parole, gironzola nella mente, quale provocazione.
Fortunatamente, non ho un grande pubblico, e coloro che leggono mi perdoneranno...  ma per me, questo blog è un po' come l'amico che vorrei e non ho. Un po' come quell'ascolto che do ...

E in queste mattine in cui la calura estiva fa sembrare il cielo un po' grigio, coperto e minaccioso, anche io sono  un po' cosi'.  Poi, piano piano, quando il tempo ingrana, va meglio...

Ecco:  le relazioni, l'attenzione alle parole... so di ripetermi, eppure insisto. Solo avendo cura dell'altro trovo la mia realizzazione, un senso più profondo nelle relazioni.  Necessariamente, tale relazione richiede reciprocità, una corsia a doppio senso.
Anche con Dio, certe volte, spesso, mi manca.  Spesso mi rivolgo a Lui solo per rivendicare il mio "pezzetto" di cielo, la mia "eredità", un'eclusività che altri  amio giudizio non meritano...  e che cavolo! che scenda un fuoco dal cielo e li consumi  tutti, quelli che non "sono " come io vorrei....
Il mio panettiere,  mi ha detto
"Per grazia, non per fortuna, il Signore fa come meglio crede, e non segue le nostre richieste".
Già ... per grazia.
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