mercoledì 10 agosto 2011

Letture estive

Tratto dal libro  "Gesù figlio dell'uomo", di Gibran Kahlil Gibran.
capitolo "Natanaele", pagg. 46-47.

  "Dicono che Gesù di Nazareth fosse umile e mite.
   Dicono anche che, sebbene giusto e retto, fosse un uomo influenzabile e timoroso dei forti e dei potenti, al cui cospetto, disorientato dalla loro autorevolezza, si comportava come un agnello in mezzo a un branco di lupi.
   Ma io dico invece che Gesù sapeva imporsi sugli uomo, e tanta era in Lui la consapevolezza di quel Suo potere, che lo proclamava, tra le colline di Galilea come nelle città di Giudea e Fenicia.
   Qual'è quell'uomo remissivo e arrendevole che direbbe: "Io sono  la vita e sono la via che conduce alla verità"?
   Qual'è quell'uomo umile e modesto che direbbe :"Io sono in Dio nostro Padre; e il nostro Dio, il Padre, è in me" ?
   Qual'è quell'uomo dubbioso circa la èprooria forza che direbbe :"Colui che non crede in me, non crede in questa vita nè  nella vita eterna"?
   Qual'è quell'uomo incerto sul domani che proclamerebbe :"Il vostro mondo perirà e non sarà che cenere al vento prima che periscano le mie parole"?
   Dubitava forse di se stesso, quando disse a coloro che volevano metterlo in difficoltà con il giudizio su uno prostituta :"Chi è senza peccato scagli la prima  pietra"?
   Temeva l'autorità, quando scacciò i mercanti dal cortile del tempio, nonostante avessero l'autorizzazione dei sacerdoti?
   Aveva le ali tarpate, quando gridò  a gran voce :"Il mio regno è al di sopra dei vostri regni terreni" ?
   Cercava forse rifugio nelle parole, quanto ripetè ancora e ancora :"Distruggete questo tempio, ed io lo ricostruirò in tre giorni"?
   Era dunque un vile Colui che minacciò i potenti con il pugno e disse loro  :"Bugiardi, immondi, degenerati e corrotti" ?
   Potrà un uomo tanto ardito da apostrofare con tali parole i governanti di Giudea essere considerato umile e mite?
   No! Non è tra i salici piangenti che l'aquila si apparecchia il nido. E il leone non cerca la sua tana tra le felci.
   Mi vince il disgusto el e viscere mi ribollono sino a soffocarmi quando sento i vili chiamare Gesù umile e mite, per giustificare la loro stessa codardia, e i calpestati che, per consolarsi e non sentirsi soli nell'ignominia, parlano di Lui quasi fosse un verme strisciante ome loro: un verme utile a dar lustro alla loro parte.
   Si, il mio cuore è colmo di disgusto per uomini simili.
   E' il potente cacciatore quello che  io voglio predicare, e lo spirito indomito e superbo.".
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