domenica 13 luglio 2014

Riempiendo vuoti.

Sai cosa non sopporto proprio di questi tempi in cui provo a vivere un'esistenza autentica?
La continua pretesa, estesa ad ogni tipo di ambito, di essere "guru" di qualcuno, quasi fosse indispensabile per avere l'impressione di "essere importanti" e la viscerale necessità di qualcun altro di avere un "patrone" da emulare.
Non si tratta di ambizione.
Neppure di narcisismo.
E', credo, una delle tante conseguenze della continua esposizione alla serie di SocialMedia, che, ormai, hanno messo le tende nell'esistenza della quasi totalità della gente, senza esclusione di età anagrafica, stato civile, religioso o quant'altro.
Questa continua fame nervosa di popolarità, alimentata soprattutto dalla necessità comune di sentirsi parte di un "qualcosa" che renda più lieve le difficoltà quotidiane, cercando di leggerle attraverso gli occhiali il meno calibrati possibile, per poter "oggettivarle" e renderle in quale modo maggiormente affrontabili.
Ecco quindi che, nel momento in cui mi trovo in sintonia con qualcuno che semplicizza le mie
situazioni difficili o di conflitto, lo rendo mio guru, un mito incarnato, da seguire e imitare nei suoi atteggiamenti, vivendone le passioni, avvicinando le sue stesse letture, abitudini anche alimentari...
Ma è anche altro.
Credo che non ci sia nulla di peggio di questo, per due semplici motivi, entrambi legati ad una parola quasi in disuso : identità.
La mia, perché si scolora, prendendo un colore che non è il mio, né mi appartiene.
La sua, perché essere Guru ha mille implicazioni, prima fra tutte la distorsione stessa dell'immagine di sé che, l'essere "adulato/adulata", produce.
A volte, a guardare certi miei atteggiamenti, mi chiedo quanto faccio io, per provocare negli altri il desiderio di diventarne punto di riferimento.
E quante altrettante volte, senza nemmeno grosso sforzo, costruisco un bel piedistallo ove collocare l'immagine che mi sono fatta di questa o quella persona, emulandone comportamenti, sguardi, reazioni... nel bene e nel male...
 
Indispensabile, per me, riaccendere, ogni tanto, gli occhi del cuore.
E guardarmi dentro.
Per non perdere l'orientamento. E non farlo perdere ad altri.



 
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