mercoledì 21 ottobre 2009

Ieri sera ho incontrato alcune persone e, assieme a loro, ho riflettuto su quanto meraviglioso possa essere il cuore dei bambini. Nella sua purezza, nell'incapacità di complicarsi la vita, nella spensieratezza degli sguardi e nella spontaneità delle azioni non si può non guadagnare la speranza di tempi migliori.
E penso a quanto facciamo e a come viviamo.  Più al come che al quanto.
Penso che spesso, nella frenesia dei giorni, siamo incapaci di stupirci della vita. Dovremmo imparare da loro.
Penso anche che tutto il nostro frequente angosciarci sul "dire" tante cose ai bambini ci faccia dimenticare l'"essere" che dà anima a tutto il nostro fare. Con tutti e ognuno dei rischi che, atteggiamenti a volte assunti anche con ottime intenzioni,  possano arrecare più di un danno.

E' un continuo ripartire da me stessa... altrimenti non potrò mai essere "aiuto" per altri, vera "testimone" della gioia dell'Incontro. Anche quando il cominciare da me può contemplare un processo di "revisione" ...
Grazie a  internet e a un grande amico, spesso luce per i miei giorni  (con le sue poche parole, talvolta con i suoi silenzi ma anche con le sue conferme) riporto un brano che più volte leggo e più mi stimola verso le mie a dir poco frequenti "revisioni" ...

“Tirate forte quella corda,
tirate ancora più forte,
perché sono duemila anni che Gesù grida,
e sono duemila anni che nessuno lo ascolta.
Come un frusciare di foglie
la sua parola si perde nel vento.
Hanno coperto il suo corpo di tanti drappi d’oro
che in croce si vedono soltanto due pezzi di legno”. (M. Careme)

Devo rammentare che è importante fare le domande, ma lo è ancor di più l'avere voglia di ascoltare quelle degli altri.  E, qualche volta, rispondere. E qualche volta avere l'umiltà di non conoscere tutte le risposte.

Forse, il confronto e il dialogo contribuiscono con maggior incisività alla mia crescita personale che non le mie certezze, arrotolate in tasca come cartine di caramelle ....

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