domenica 14 febbraio 2016

Si, si vive. Anche a Digiuno. Quaranta giorni desertici.

(da una mia bozza di alcuni giorni fa)

Son settimane che desidero fermarmi davanti a questa tastiera e scrivere scrivere scrivere.
Poi, ci arrivo faticosamente e ... "mami, tra poco io devo andare,..."; così tra pochissimi minuti, dovrò interrompermi.
E quando capita lo detesto.
Poi, visto l'orario, non avrò molto tempo in più a disposizione prima che arrivi Luca; prima di preparare la cena.
Così, passo in coda.
Come molto spesso.
Sarà come scrivevi tu, Fabio, prima? Sai, quell'sms laconico : " E' questo il destino di chi si impegna, che si arrabbia, non lo sapevi? ".
No, guarda, non lo sapevo.
Mi domando se sia solo prerogativa di chi si impegna o seppure il semplice karma che qualcuno ha al seguito.
Mah!

Oggi a pranzo, un po' sfidata da un post di Ombretta di qualche ora fa

                                 "  Ok... Dove si presentano le dimissioni da genitore?? "

mentre aspettavo che mia figlia uscisse da un impegno, stilavo una lista delle mie presenze nella sua vita... che in un primo momento mi hanno davvero soddisfatta e emozionato.
Salvo poi ricordare che in nessuno di questi, nella mia vita, c'era mia madre. MA son piccolezze, dettagli da poco.

Tornando a noi, a me, in particolare...

Son giorni strani, in cui mi sento fuoriluogo-fuorinorma-fuoriditesta.

Mesi in cui abbiamo appena passato come Chiesa il sinodo della famiglia, giorni in cui abbiamo appena passato con strascichi ancora ben presenti, il Family Day, e la famiglia di qua e di là. E io che rifletto un disagio. Notevole al punto che ho dovuto riscrivere la parola disagio tre volte, perchè la anagrammavo dislessicamente.

Neuroni specchio che ti portano a sentire il dolore dell'altro, a sentire la sua voce parlare con te, ma anche per te.
E ti chiedi "E proprio quello stesso sentimento, uguale uguale al mio?" mentre lui ti racconta di come una vita di "ok " mandi a rotoli cinque vite.

e poi ...

                                                                                                                                       (Oggi.)

C'è un'insofferenza che insorge quando non hai sufficienti forze per poter controllare la spontaneità.
Perchè, spesso, la mia spontaneità va tenuta a freno, ma è un braccio di ferro continuo, che brucia molte risorse, ultimamente scarse.
Quell'insofferenza che, pur di evitare figuracce, strategicamente mi tiene lontana da situazioni che già prevedendo, potrebbero espormi a conseguenze poco gradite.
Potrei pensare a questo, quando mi accorgo che sempre più evito appuntamenti che prima attendevo con gioia.
Siamo fatti di carne, mi ricordava qualcuno.
Ma questa carne è continuamente esposta a sbalzi termici, aria, manipolazioni non corrette, e tutta una serie di motivazioni - o scuse? - che fan si che prenda cattivo odore, o, peggio, imputridisca di brutti pensieri, atteggiamenti sbagliati, esperienze scorrette.
Si, questo è un post noioso, lo so.
Dopo settimane che non scrivo, ecco che arriva un post noioso.
Si, lo so.
Sono un'inguaribile rompiscatole.

...accadono sempre tante cose...
tu, dirai, semplicemente, si vive.
Io ti dico Si, si vive.

Poche settimane fa, stavamo con conoscenti organizzandoci per pensare tutti insieme ad un regalo di cinquantesimo. Alla fine, su diciassette persone, ci abbiamo pensato in tre.
Pur disponendo di gruppo whatsapp.
E per il biglietto ? scrivo e dico che lo acquisto io. Salvo poi, una volta acquistato, essere informata in notevole ritardo, che era già stato elaborato da chi non se ne era mai occupato.
Non per i 4 miseri euro buttati nel cesso (che, comunque, ripensando a quanti caffe' avrei potuto prendere al bar, un po' male ci sto...)   ma piuttosto per la lezione da imparare.

E' chiaro che quando non c'è comunicazione, per mancata volontà, puoi avere tutti i canali, ma non scatta niente.

La differenza la fa sempre "la persona".

Mah...


Deserto.

Cosa avrà "preso" per essere in forma, quell'Uomo, prima di esporsi a giorni da solo nel deserto ?

Perchè il Tentatore ha atteso la fine della prova, per metterlo alla prova?

Quanto, nella mia vita, conta il pane, come potrebbe contare il denaro o qualsiasi capriccio che soddisfi un mio desiderio di pancia?Quanto conta quello che non sa di superficialità, di effimero ?

Quanto conta per me il prossimo: dipende dal prestigio/dal ruolo che questo riveste o da quanto io mi rispecchi nel suo stesso destino ?

La Vita, la si gioca giorno per giorno. Probabilmente. Qui od ovunque ti capiti. In città, nel deserto. Ovunque.

Le giornate iniziano ad allungarsi un po', sui prati spuntano i primi fiorellini... nonostante la pioggia, nonostante la poca neve, il sole, le nuvole, e tutto il resto.






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