sabato 18 luglio 2026

Per chi crede e magari dedica un'ora delle 168 della settimana appena vissuta, a ringraziare dei tanti doni ricevuti, della vita, della salute fisica, della salute mentale, dei momenti belli e di quelli brutti, ecc ecc, in queste domeniche nelle chiese del mondo viene data lettura del vangelo di Matteo ed, in queste ultime due, il Maestro si serve delle parabole del Seminatore perché prova a descrivere il Regno di Dio che, a me dice, inizia sempre dentro il cuore di ciascuno di noi. 
Se la scorsa domenica ci parlava del seme che cade in questo od in quel terreno, questa domenica ci racconta del grano e della zizzania.
E io, come spesso accade, ho tante domande e cosi poche certezze.
Penso al fatto che il mio cuore è tutte queste circostanze; a volte è sassoso, a volte è bruciato dall'entusiasmo che via via si esaurisce, a volte è rapito da altri pensieri, a volte è fecondo.
Gesù mi insegna a riconoscere che sono sempre io e che Lui mi ama a prescindere da me. 
A prescindere dai sassi o massi che trascino, nonostante , spesso, la frenesia degli impegni quotidiani mi allontani da Lui, o anche quando riesco a portare un po'di luce.
Mi ama sempre allo stesso modo, fino a dare la Sua vita per me, mi ama da morire. Nonostante i miei tempi. Anzi, ama anche quelli. 
Mi lascia intendere che nel cuore imperfetto convivono  grano e zizzania. Nel mio cuore esattamente come in quello di ogni persona che incontro. 
E che ogni volta che vorrei strappare o eliminare la zizzania, non sto agendo Bene. 
Non sono io la padrona del campo. 
Posso fare del mio meglio per curarlo, dato che mi è stato affidato, questo si.

Prendermi cura delle relazioni, delle persone che incontro, anche nelle situazioni che vorrei evitare ma che, invece, per forza di cose, vivo; nel volto del collega fastidioso o infastidito, nella telefonata inopportuna o attesa e non ricevuta, nell'indifferenza dolorosa. Dentro a tutte quelle vicende che richiedono impegno. E senso.


    

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