Se la scorsa domenica ci parlava del seme che cade in questo od in quel terreno, questa domenica ci racconta del grano e della zizzania.
E io, come spesso accade, ho tante domande e cosi poche certezze.
Penso al fatto che il mio cuore è tutte queste circostanze; a volte è sassoso, a volte è bruciato dall'entusiasmo che via via si esaurisce, a volte è rapito da altri pensieri, a volte è fecondo.
Gesù mi insegna a riconoscere che sono sempre io e che Lui mi ama a prescindere da me.
A prescindere dai sassi o massi che trascino, nonostante , spesso, la frenesia degli impegni quotidiani mi allontani da Lui, o anche quando riesco a portare un po'di luce.
Mi ama sempre allo stesso modo, fino a dare la Sua vita per me, mi ama da morire. Nonostante i miei tempi. Anzi, ama anche quelli.
Mi lascia intendere che nel cuore imperfetto convivono grano e zizzania. Nel mio cuore esattamente come in quello di ogni persona che incontro.
E che ogni volta che vorrei strappare o eliminare la zizzania, non sto agendo Bene.
Non sono io la padrona del campo.
Posso fare del mio meglio per curarlo, dato che mi è stato affidato, questo si.
Prendermi cura delle relazioni, delle persone che incontro, anche nelle situazioni che vorrei evitare ma che, invece, per forza di cose, vivo; nel volto del collega fastidioso o infastidito, nella telefonata inopportuna o attesa e non ricevuta, nell'indifferenza dolorosa. Dentro a tutte quelle vicende che richiedono impegno. E senso.
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